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martedì 26 febbraio 2013

Abbiamo tutto



Prendi una bambina appena nata coi capelli rossi, ma anche biondi, castani o anche senza capelli.
3,5 milioni di debito pubblico, un pianeta che termina le proprie risorse naturali necessarie per ogni anno in sempre meno tempo, una città che ha la soglia del pm10 oltre i limiti, due genitori che si impegnano per far quadrare i conti: affitto, pannolini, latte in polvere, rate della macchina.
La bambina alle 8.30 della mattina regala sorrisi a tutti. Perché ha appena mangiato. Ma soprattutto perché è felice che lì con lei ci sono i suoi genitori, chi le ha regalato la vita, e perché ogni giorno scopre qualcosa di nuovo: un nuovo quadro sul muro, un nuovo rumore in cucina, un nuovo modo di governare le mani e gli occhi.


Non ha niente di suo e tutto le è dato e lei ride.

Prendi un adulto, che lavora (del mio giro di amici quasi tutti), che è sposato o anche no, fidanzato o anche no, ha consapevolezza di sé, parla un sacco di lingue, fa sport, sa cucinare, va al cinema a teatro a sentire i concerti, va in vacanza al mare in montagna; è in affitto o sta comprando casa, o magari sta aspettando una casa ed è ancora coi suoi; fa feste, esce fa cose e vede gente. Un adulto che sta leggendo dei risultati delle elezioni e che le uniche cose che riesce a pensare spaziano dal "(ex) amici di facebook che avete votato Berlusconi cancellatevi dai miei contatti" a "sto facendo le valigie in quale paese posso chiedere asilo politico?" a "siamo un popolo di ignoranti e ci meritiamo questo, ma come diavolo fanno gli italiani a non capire". Ok, tutto legittimo.
Ma un adulto che non riesce a vedere la bellezza della vita. Non riesce a vederla negli aspetti belli, che consideriamo come dovuti e guai a chi me li tocca, sono miei punto e a capo. E non la vede nemmeno negli aspetti brutti, che sono quelli che ci aprono l'anima e ci permettono di leggere gli eventi nel modo giusto.

Abbiamo tutto. E non siamo contenti di niente.