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venerdì 10 gennaio 2014

#honeymood ep. 6



Ieri ci siamo messi a fare la classifica del viaggio. 

La carne più buona: Russel.
L'hotel più bello: Rotorua.
Il museo più interessante: Wellington e Rotorua.
L'ostello più schifoso: Coromandel.
La strada più spettacolare: Coromandel e Picton.
La tappa più intensa: Tekapo Lake, almeno per me.
E' un lago di origine vulcanica di colore turchino, è così grazie alle caratteristiche dell'acqua e del fondale, le montagne imbiancate, pini e fiori lilla, gialli e di mille colori attorno alla costa.
Un paesino fatto da due vie principali: quella dei ristoranti e negozi e quella del nostro ostello - per me il più bello in assoluto - fondato nel 1992 da un neo zelandese e una olandese caricata per un passaggio che poi è diventata sua moglie.
Un cottage con i papaveri, il caminetto, il book exchange e tanti tedeschi (troppi, come in tutta l'isola del sud).
A Tekapo, come negli altri posti, non ci siamo fatti mancare niente: terme, massaggi, shopping, gite e anche una litigata fortissima - coppie sposate, anche voi avete litigato in luna di miele, sì vero?
Tra poco dobbiamo ritornare a Milano e io penso: come faremo a cenare senza avere davanti agli occhi un panorama mozzafiato? 
Ma c'è ancora qualche giorno di tempo per goderci la vacanza, prendere un po' di sole e mettere su un po' di ciccia.

lunedì 6 gennaio 2014

#honeymood ep. 5



Siamo bruciati! 

Dopo giorni di camminate, pioggia -almeno una spruzzata ogni due giorni, musei, villaggi, chilometri di strada macinati nel bel mezzo di paesaggi alla mulino bianco, visite al parlamento -a Wellington, superba, gratis, intelligente, interessante e con una sezione dedicata alle suffragette che hanno portato la Nuova Zelanda a essere la prima nazione che ha dato alle donne il diritto di voto nel 1893, insomma dopo tutto questo siamo arrivati a una cittadina di mare, Kaikoura, dove il sole picchia di brutto. 
Per la prima volta abbiamo dedicato la mattina al dolce far niente stando sdraiati in spiaggia. Qui il concetto di spiaggia è abbastanza diverso da quello che abbiamo in Italia: niente ombrelloni, pochissime persone, quasi niente bagno, niente o poco costume la gente viene vestita o svestita come vuole, tanto tanto sole e natura e animali. Questa mattina in lontananza c'erano i delfini che giocavano a fare un po' di acrobazie e domani all'alba andremo a cercare qualche balena...sperando di non trovare quelle assassine! 

venerdì 3 gennaio 2014

#honeymood - ep.4



Siamo nel letto riscaldato del Park Travellers Lodge, Tongariro National Park, e i miei capelli puzzano ancora di carne dei "kings of barbecue".
Dopo il lusso dei primi hotel siamo ora al nostro terzo ostello. 
La prima esperienza a Coromadel è stata disastrosa e ci ha spinto ad annullare la prenotazione a Rotorua per scegliere il più elegante Distinction Hotel, ma se fossimo andati avanti così non sarebbero bastati due matrimoni per ripagare tutte le spese e quindi ci siamo attenuti alle scelte precedenti, rimanendo piacevolmente sorpresi.
È da due sere che ci cuciniamo da noi e nelle cucine comuni degli ostelli, mentre cerchi di pulire le pentolacce a disposizione e di ritagliarti un posticino ai fornelli, riesci a chiacchierare con un sacco di gente e a spiare le ricette degli altri (Chiara se ci fossi tu!).

Quasi tutti cucinano schifezze, tedeschi, svedesi e scozzesi: pasta buttata in acqua fredda e cotta per una ventina di minuti da mangiare condita con sugo di pomodoro e mais (visto questa sera con i miei occhi); pasta cotta e insalata fresca mescolate assieme; riso in busta e fagioli in scatola messi a bollire in pentola, un gran mix di ricette, di viaggi e di storie di ragazze e ragazzi che quasi sempre sono qui in Nuova Zelanda con un visto di lavoro di un anno. 

I "kings of barbecue", i re del barbecue, li abbiamo conosciuti poco fa. Un padre e due figli della classica stazza neo zelandese (enorme) che hanno grigliato carne per 40 persone, asiatici e brasiliani in viaggio accompagnati da questo signore che di lavoro fa il tour operator. 
Ovviamente durante tutta la preparazione hanno tracannato birra come se non ci fosse un domani, e ovviamente sono rimasti fuori in maglietta tutto il tempo, anche quando noi siamo rientrati a vedere tutti assieme "Il Signore degli Anelli", è un must qua. Nella sala comune di ogni ostello che si rispetti non può mancare un televisore con DVD che proietti "Il Signore degli Anelli": ieri a Taupo abbiamo visto l'episodio 3, oggi siamo ripartiti dal primo. Aspetteremo la prossima tappa ostello per finire la trilogia!


martedì 31 dicembre 2013

#honeymood ep. 3



Immaginate di camminare per strada sentendo sempre quell'odore di uova marce.
Ecco, state camminando per le strade di Rotorua. 
Rotorua è una città che è sorta in un vulcano e che dalla lava del vulcano è stata ferita nel 1886, se ricordo bene il video che abbiamo visto oggi al museo. 
Qui l'H2S, acido solfidrico, è mischiato nell'aria, assieme a geyser, piscine termali naturali e pozze di fango bollente che si espande rubando terreno agli hotel. Una meraviglia di posto dove le forze della natura, il fuoco in particolare, ne hanno condizionato la storia e le relazioni tra Maori e occidentali, provenienti dal Regno Unito, che si sono mischiati in una relazione di conoscenza reciproca. 
Due cose mi rimangono impresse di questa tappa: la storia del 28^ battaglione Maori, composto da quasi 1300 coraggiosissimi volontari, che ha combattuto diverse battaglie nella seconda guerra mondiale (se volete saperne di più dovete chiedere al nostro storico Ike!) e le scene dei Maori dei nostri tempi che insegnano l'haka a Pas.
Kia ora!

domenica 29 dicembre 2013

#honeymood ep. 2



Pats ha ottant'anni e ha fatto il giro del mondo in autostop due volte nella sua vita. Ci ha messo più o meno due anni ogni volta e cinque settimane di viaggio in nave per arrivare in Europa. Sulla nave ha fatto il marinaio per guadagnare un po' di soldi ed è passato per il canale di Suez perché è stato sulle navi dell'esercito inglese.
Mentre era in Italia e stava facendo l'autostop per andare verso Lione a un certo punto è successo qualcosa che non ho capito bene e insomma lui e la sua compagna hanno dovuto camminare per due settimane perché non c'erano macchine sulle strade. Hanno mangiato pomodori e bevuto vino delizioso. 

Abbiamo incontrato Pats fuori dalla residenza per anziani dove alloggia per una settimana. Era seduto su una panchina e quando ci ha visti ci ha salutati con la mano, quasi come se ci stesse aspettando, con il suo quaderno di disegni, lui che per lavoro disegnava mappe. 

Siamo a Coromandel e ancora mi domando a cosa stavamo pensando quando abbiamo deciso di stare due notti in questo posto dimenticato da Dio (è domenica e tutte le chiese che abbiamo trovato erano chiuse). 
La strada per arrivare qua è incredibile: 50 chilometri di tornanti che costeggiano l'oceano e attraversano una quantità di fiori e alberi assurdi. 
L'ostello non è esattamente come ce lo eravamo immaginato e la signora che gestisce tutto e schiavizza delle ragazze giapponesi non è proprio un concentrato di simpatia. Così abbiamo deciso di anticipare la partenza a domani mattina (yeah!), dopo un salto veloce in posta per spedire le chiavi dell'appartamento di Russel che abbiamo dimenticato nelle nostre tasche. Andremo a Rotorua, con in mente le parole di Pats: "An amazing journey, you realise only when you come back home". 

giovedì 22 agosto 2013

Incredible ļndia


Anche quest'anno le vacanze sono terminate e il mio cuore è rimasto nel paese che mi ha ospitato: l'incredibile India.

Come si atterra ci si immerge in un mondo diverso e assolutamente non paragonabile a nessun altro; il frastuono dei clacson, il caos del traffico formato da auto, moto, biciclette, camion dalla carrozziera dipinta a mano, tuc tuc, greggi di pecore e mucche sacre che girovagano indisturbate, ti inghiotte e ti stordisce.

Ti guardi intorno e vedi miriadi di etnie diverse che si distinguono dall'abbigliamento, dagli ornamenti e dai segni colorati che ne caratterizzano l'aspetto.

Cammini per la strada e ti imbatti ad ogni passo con l'atroce povertà che Madre Teresa fece conoscere al mondo intero, che permane in tutto il suo orrore e che ti tocca nel più profondo del cuore. Situazioni di vita che hanno dell'incredibile: famiglie intere che abitano ai bordi della strada, immerse nella terra quando c'è siccità e nella melma quando il tanto atteso monsone allaga paesi e strade a tal punto da farle diventare dei fiumi.

Rumore e povertà, ma in India vieni travolto anche dalla forza della religione: l'eterna lotta tra il Bene - incarnato dagli dei antropomorfi - e il Male, impersonato dai demoni. 
Nonostante la vita moderna, gli induisti vivono nella morsa del sistema delle caste e dei matrimoni combinati, dove la dote richiesta spesso porta le famiglie a indebitarsi.

Nell'incredibile India le tradizioni secolari non sono state cancellate: così il manager sikh non rinuncerà mai al turbante e alla tradizionale acconciatura di barba e capelli prescritta dalla religione, né la donna politica al suo sari e alla tika rossa in mezzo alla fronte, il docente al segno distintivo della casta o della setta religiosa a cui appartiene. Il medico parsi non smetterà di celebrare le esequie del padre consegnandone il corpo agli avvoltoi nelle Torri del Silenzio.

Meglio non farsi domande, ma guardare la realtà accettando i suoi contrasti con la mente e lo spirito liberi da ogni pregiudizio. Solo allora si potrà amare ed apprezzare questo incredibile paese.

Ernestina

lunedì 19 agosto 2013

Rosmarino, please.


Un weekend a Rotterdam dove l'Italia la fa da padrona. Tutti gli amici di Giulia parlano italiano, sarà la moda del momento. Sarà che a Rotterdam è arrivato un napoletano e tutti quelli che gli girano intorno devono conoscere la città in cui se vai poi muori. 

Ogni persona che incontro conosce almeno quattro parole di fila; c'è poi chi ha un quarto di sangue del bel paese e quindi è quasi come se fosse cittadino onorario. 

Discorsi in inglese che finiscono con uno "sei stronzo" con la z moscia tipo calza. Rosmarino, timo, salvia: conoscono i nomi degli odori, hanno libri di cucina italiani e cucinano anche meglio di me; mi chiedono di portargli dell'olio la prossima volta che vado in Olanda. Una fila di buste di biscotti della Mulino Bianco per essere sempre pronti a colazione e l'Amaro Lucano per fine pasto. 

Mi piace immaginare che quando pensano all'Italia la vedano come un piatto di pasta gigante. 

In sottofondo Mina, Domenico Modugno e qualche canzone napoletana. Il tempo si è fermato agli anni '50. Scorre nei loro occhi l'immagine della bella vita e del sole, e io - che mentre li guardo penso che in Italia ci vivo - invece che essere felice quanto potrebbero esserlo loro, mi prende un senso di sconforto. È vero, in Olanda il tempo è brutto e il cibo fa schifo ma basta questo per amare un paese basato sulla dieta mediterranea? 

È un amore platonico che coltivano giorno per giorno attraverso una parola nuova, un biscotto o un cucchiaino di olio nell'insalata invece che la maionese. Gli italiani li guardano orgogliosi e fieri del proprio paese che loro ormai vivono come luogo di vacanza. 

Li lascio ballare la tarantella e li saluto con uno scroscio di pioggia che mi bagna da testa a piedi, scusate ma il sole e i carboidrati mi aspettano, mentre a voi lascio il lavoro e i parchi in cui far crescere i bambini.

lunedì 12 agosto 2013

A postcard from Cornwall


In Cornovaglia vedi il mare e la montagna che si incontrano. Mangi i cornish pastry senza R e bevi la birra del birrificio Saint Austell e fai surf se il mare te lo permette.

In Cornovaglia tutto è Cornish anche l'acqua, il gelato e il sidro. I negozi, gli hamburger e il pesce.

In Cornovaglia c'è saint Michael, il gemello di Mont Saint Michel, un isolotto in mezzo al mare che si raggiunge camminando sull'acqua.

A Newquay credono di essere in California ma i ragazzi sono meno abbronzati e muscolosi, le onde sono più piccole e si va in spiaggia alla sera perché c'è l'alta marea.

A Lizard c'è una vista mozzafiato, nel punto più a sud, e vicino a St Agnes c'è la lunga spiaggia di Chapel beach: kilometri di sabbia circondati da colline verdeggianti.

A Saint Ives c'è un ristorante in cui puoi mangiare pesce alla griglia senza salsine, Mevagissey sembra sia abitata dai pirati, mentre a Truro c'è una grande cattedrale e un canale mezzo asciutto.

A Porthcurno c'è la sede del telegrafo più antica del mondo, ma non la connessione a internet.

A Camelot, dove è nato re Artù, respiri l'aria frizzante della montagna e la vista si perde nell'oceano infinito. E in quel momento potresti credere anche a Dio.

In Cornovaglia puoi cenare davanti all'oceano e se hai freddo ti danno le coperte, mangi il miglior fish and chips e le ragazze hanno i capelli colorati di fuxia, di verde e di azzurro; portano gonne alte in vita e magliette sopra l'ombelico.

In Cornovaglia quando c'è il sole è tutto più bello, con il brutto tempo è solo Inghilterra.

In Cornovaglia ho lasciato il mio amore, ma sono sicura che tornerà.

martedì 26 marzo 2013

Le passanti


Conoscete la canzone di De André? Parla di tutte quelle donne che vedi per strada e che incrociano la tua vita per qualche istante. Costruisci una storia intorno a quelle figure effimere che siedono di fianco a te sull'autobus o che attraversano la tua stessa strada. De Andrè dedica la sua canzone a "tutte quelle donne pensate come amore, in un attimo di libertà". Ma lui era un poeta.

Io invece immagino che le passanti, perfette sconosciute, diventino della vere e proprie compagne di viaggio silenziose. Sono coincidenze strane: persone che non conosci e che non consocerai mai, che condividono pezzi della tua strada e della tua storia e di cui mi piace immaginare la loro vita.

Mi ricordo che un giorno, ero sulla metro e stavo andando all'università, alla fermata Garibaldi è salito un ragazzo bellissimo, alto, biondo. Avevo passato le 8 fermate che dividevano la stazione all'università guardandolo come fanno le ragazze a quell'età: vergognose ma anche un po' sfrontate.
Dopo la giornata di lezioni, come per magia, avevo ripreso la metro e lui era ancora li, sulla mia stessa carrozza. Ovviamente non feci niente, lo guardai per l'ultima volta prima di scendere e lo salutai per sempre con la mente.

Altre volte mi è capitato che la stessa persona incontrata sul treno, me la ritrovassi in aula per una lezione, in ospedale per una visita, ai prelievi con me.

Oppure capita che le stesse persone incontrate sull'aereo verso una destinazione vacanziera, le reincontri per strada e ti accorgi che la ragazza che era seduta due fila più avanti sull'aereo, sta passeggiando per le vie adiacenti a times square e ti chiedi se anche lei si ricorda di te e si stupisce ancora una volta di quanto il mondo in realtà sia piccolo e affollato.

Sensazione bellissima quando, ferma ad un angolo della fifth avenue, incontri la stessa famiglia americana che avevo incontrato in metropolitana la mattina presto.

Tornando da Bruxelles, sul volo di ritorno io e la mia amica ci siamo ritrovati un sedile avanti a due ragazzi che hanno fatto il nostro volo di andata, solo che nel primo viaggio erano loro ad essere seduti davanti a noi.
Chissà cosa hanno fatto nei tre giorni nevosi nella città dell'Unione europa. Forse hanno incontrato vecchi amici e vecchi colleghi, bevuto una birra e un caffè chiacchierando con una cara amica "olandese" e sperato che a causa delle neve il volo fosse cancellato. E invece, come noi, sono atterratti a Malpensa sotto una pioggia scrosciante e hanno ripreso la loro vita di tutti giorni.
E oggi sono seduti davanti al computer a raccontare quanto siano strane le coincidenze.

lunedì 11 febbraio 2013

Venezia in maschera


Sabato 9 febbraio, è il carnevale di Venezia, il mio primo carnevale di Venezia.

Mi metto la maschera da organizzatrice: controllo gli orari dei treni, convinco senza troppo successo gli amici a unirsi a questa sfacchinata. Arrivo in stazione alle 7, mezz'ora prima della partenza del treno, regionale, pieno zeppo di persone, tantissime donne, che come noi stanno andando in Laguna.

Approdo a Venezia e mi metto la maschera della donna innamorata.
L'ultima volta che l'ho vista ero con due dozzine di colleghi in pensione e mezzo milione di turisti, di fretta e con la pioggia. Oggi l'aria è fredda, c'è il sole. Sono con il mio fidanzato e la nostra amica di Trieste. Mi aspetta una giornata super. 

Finiamo subito nel ghetto e metto la maschera del silenzio. Dalla porta escono il rabbino e gli altri fedeli che hanno terminato il culto, la piazza è silenziosa e ci ricorda che oggi è sabato per tutti.

Via con la maschera da milanese. Qui non ci sono aperitivi ma è quasi l'ora del pranzo, ci infiliamo in una cicchetteria con quattro veneziani e ci prendiamo spritz bianco, calici di vino, panini e porzioni di: lardo, baccalà, formaggio alle erbe, prociutto cotto e cren. Non c'è nulla sopra i 2 euro e 50 e noi abbiamo bisogno di riscaldarci e riempirci per bene.

Indosso la maschera da bambina e arriviamo in piazza San Marco. Coriandoli e maschere, e anche la chiesa che è un oceano di quadratini dorati. La cosa più divertente è guardare i fotografi professionisti o wannabe che si ammazzano per cogliere il particolare o lo sguardo ammiccante delle maschere; tanti sono gli stranieri travestiti come italiani del Settecento e vanno in giro camminando con il bastone e offrendo il braccio alle dame.

Incontriamo degli amici di Londra ed è la maschera dell'amicizia! Le chiacchiere, la birra e perfino la partita di rugby dell'Italia che, mannaggia, dopo aver battuto alla grande i galletti francesi esce sconfitta dallo stadio Murrayfield.

Ci muoviamo con largo anticipo per tornare a casa, la laguna è illuminata dai lampioni, le maschere eleganti si sono ritirate o stanno andando verso i vecchi palazzi per le cene di gala, i giovani invadono le strade coi loro travestimenti e le risate che sanno di vino. Arriviamo appena in tempo per sederci sul treno con il posto prenotato e indossare la maschera di Morfeo.

Nel sonno le voci degli spagnoli con noi sul vagone e i colori si confondono tutti in una coperta arlecchino di mille maschere della stessa, un po' lunatica, Barbara.

giovedì 24 gennaio 2013

Istanbul’u seviyorum



Ho da poco ripreso la mia mania di acquisto compulsivo biglietti aerei e organizzazioni viaggi, vicini o lontani che siano. Complice il periodo di pianificazione ferie ho ritrovato la voglia di partire per qualche avventura, assieme a un diario di un mio viaggio a Istanbul.

Avevo mandato il racconto al sito del Corriere Viaggi. Ve lo ripropongo di seguito, un filo rivisitato: una brevissima raccolta di episodi e storie. Il racconto originale potete trovarlo qui, assieme a qualche foto che avevo scattato durante il viaggio.


La mia vacanza con Eliana a Istanbul comincia con il volo in stile anni ’90 della Turkish Airlines. Ma è solo quando ci fiondiamo dentro un taxi che ci facciamo un’idea di cosa vorrà dire trascorrere cinque giorni in una città che scoppia di vita: 12 milioni di abitanti chiassosi, instancabili, amichevoli, sorridenti, che non perdono occasione di dimostrarti quanto sono contenti ad averti come loro ospite.

Fenomenologia della corsa (in taxi)
Il viaggio in taxi è il paradigma di Istanbul. Il traffico è infernale, gli autisti di autobus, macchine e taxi si buttano senza regola: chi arriva primo vince. Mentre guidano parlano con i passeggeri, fanno gare tra di loro, si parlano da una macchina all’altra chiedendo indicazioni sulle strade meno trafficate –come se ne esistessero, guidano come dei pazzi scatenati. Il nostro taxista prima ci scambia per turche, poi scopre che Mehmet, il fidanzato della nostra amica turca con cui ci siamo appena incontrate, è un ingegnere e quindi inizia a supplicarlo di sistemargli la batteria del cellulare, infine si incazza con un’anziana mendicante che chiede l’elemosina al semaforo a cui siamo fermi, scocciato perché non sta bene che chieda la carità a delle turiste. Sali al volo sul taxi, viaggi, paghi e scendi altrettanto al volo. E tante grazie, teþekkür!

Wrong rosary
È domenica e io cerco una chiesa cattolica in cui partecipare alla messa. Troviamo per caso la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, dove tra le altre cose hanno girato il film “Wrong rosary”. Il prete, italiano, ci accoglie con un sorriso, che si ingigantisce ancora di più quando gli diciamo che siamo italiane e ci vorremmo fermare per la messa. In totale siamo in quattro seduti sulle panche: noi e i suoi due nipoti che sono andati a trovarlo. Poco più tardi arrivano anche due turisti polacchi, un americano e i fedeli della sua parrocchia: una signora croata, un signore greco e una turca convertita. Si celebra la Santissima Trinità, ma sembra quasi la Pentecoste per la varietà di popoli, lingue e storie che si vengono a incontrare.

La città degli odori e dei sapori. Ovvero: il Bazar delle Spezie
Una scritta in spagnolo attira la mia attenzione. L’attira così tanto che ora non mi ricordo più nemmeno cosa c’era scritto. Ma questo perché veniamo subito catturate dalla parlantina di Sinan. Ha 25 anni e conosce un sacco di lingue, imparate al Bazar: italiano un poco, inglese, spagnolo, ovviamente turco, arabo e chissà cos’altro. Al Bazar ha imparato anche a raccontare un sacco di storie e a comportarsi come un dongiovanni con tutte le ragazze. Ci fa assaggiare il tè turco, lo zafferano, quello vero, che costa un botto al grammo e se lo prendi con un poco di acqua calda ti fa diventare tutta la lingua gialla e fa bene per la memoria, lucum di tutti i tipi, spezie per cucinare. Compriamo tutto quanto, e io mi porterò a casa il miglior curry che abbia mai assaggiato in vita mia.

Il sorriso di Istanbul
Il miglior ristorante che abbiamo provato in tutto il nostro viaggio si chiama Hamdi et Locantasi (è impossibile trovare un tavolo senza aver prenotato). I tavoli sono disposti su una meravigliosa terrazza che domina il ponte di Galata, con centinaia di camerieri gentilissimi pronti a servirti i migliori kebap e prelibatezze turche a un prezzo veramente accessibile. Eliana ed io scendiamo dal tram e ci ritroviamo a vagare di sera nei pressi del bazar delle spezie. Non c’è quasi nessuno a cui chiedere, e nei pochi negozi aperti ci danno indicazioni che non riusciamo a capire bene. Finalmente una giovane coppia turca: lei sta mangiando un grosso cono gelato, gli angoli della bocca sporchi di cioccolato. Con il nostro turco elementare chiediamo dove sta il ristorante “Hamdi at Locatasi nerede?” e loro, che non parlano una parola di inglese, deviano dal loro percorso, e iniziano a cercare il ristorante assieme noi, chiedendo alla gente turca e portandoci fino all’ingresso. La ragazza ha un sorriso bellissimo. Non mi ricordo il suo nome, e in fondo non riusciamo a dirci quasi nulla, ma il suo è il più bel sorriso di Istanbul che ho visto. E che più rimane impresso nella mia mente.

Dervish
Quella a cui assistiamo è una vera sema, la cerimonia attraverso cui i dervisci raggiungono l’estasi, e quindi una vicinanza maggiore con il dio. Alla sema partecipa quasi tutta la comunità, composta in gran parte da uomini. C’è una sala grande dove ballano i dervisci, e nella sala adiacente si sistemano gli uomini che suonano e cantano pregando. Al piano di sopra, dietro le grate, stanno le donne, velate. In un recinto a parte, divisi uomini e donne, stanno i pochissimi turisti che assistono alla cerimonia. Tutti amici di amici, o conoscenti. L’atmosfera e la cerimonia mi fanno molta impressione. Cantano, pregano, e poi entrano i dervisci. Tra questi, un ragazzino di 14 anni, alla sua prima esibizione pubblica, per cui ha provato 3 anni, prima di essere pronto.

In aereo. Ritorno a casa con una grande quantità di bigliettini, carte, ricordi, numeri di telefono e persone conosciute.
Istanbul è una città che ti resta nel cuore. I suoi abitanti ti restano nel cuore. Perché ogni volto che incontri qualcuno ti ferma, ti colpisce e instaura da subito una relazione particolare, a suo modo profonda.

Il mio diario si concludeva con il proposito di ritornare, ripetuto per due volte.
Ancora non ci sono tornata a Instanbul, ma adesso è tempo di mettere giù il piano ferie.

lunedì 7 gennaio 2013

Parigi val bene una messa


Se non stai attenta, ti ci perdi. Parigi ha una metropolitana che sembra un tunnel; e se poi devi cambiare linea fai chilometri e chilometri.

Parigi è grigia. Di giorno è piatta: il grigio del cielo si specchia nel bianco degli edifici. Ma di notte cambia colore, si illuminano i ponti, le statue, i palazzi e da ogni punto della città vedi quella che di giorno è solo un ammasso di ferro, ma con il buio diventa luminosa come la stella polare.

Parigi è Parigi, ma è anche un borgo antico, un grande impero, una città moderna e antica. È sciatta e altezzosa come i suoi abitanti.
Nello stesso giorno si può passeggiare tra il quartiere a luci rosse di Pigalle sia nel sofisticato quadrilatero della Sorbona.

A Parigi le case costano anche milioni di euro, i parigini sono sempre alla moda quasi come i cugini Milanesi, ma è piena di barboni affamati e infreddoliti.

A Parigi puoi salire sulla Tour Eiffel e bere due coppe di champagne a 10 euro e ammirare un panorma mozzafiato; puoi fare una fila di un'ora e mezza per entrare al Museo D'Orsay e stupirti ogni volta che passi davanti a un quadro che hai visto per anni sui libri stampati e aspettare mezz'ora per ammirare la Saint Chapelle e immaginare i tre moschettieri di fianco a te.

A Parigi è tutto caro, l'acqua nei bar costa tre euro e un caffè può arrivare a 4,50 e sicuramente sarà schifoso. Ma puoi anche entrare in un panificio e mangiare un croissant beurre, una gallette du roi e trovare una corona, un viennoise au chocolat e volerne mangiare altre cento.

Parigi e contraddittoria, ti ammalia, ti rapisce e poi ti abbandona. Ma una cosa è certa, non ti delude mai.

venerdì 14 dicembre 2012

Shoma chetur hastin?


Qualche anno fa impazzava VOGLIO ANDARE AD ALGHERO, in compagnia di uno straniero.
Quella canzone mi ha sempre rapito per la sua sottile ironia e passionale necessità di evasione.
Dalla città al mare, dal traffico e facce conosciute alla spiaggia insieme a sconosciuti
Ci ho pensato perché ho la stessa necessità, di quel tipo di viaggio che ti disorienta, che ti toglie i punti di riferimento, che ti obbliga ad essere spugna per attingere e riempirsi di ogni novità.
Adesso, nella mia situazione di bisogno di scoprire il mondo nuovo, dovrei cantare, VOGLIO ANDARE A TEHERAN in compagnia di chi mi ama.
E viaggiare davvero. Cambiare il denaro, avere difficoltà iniziale a capire, immergersi per confondersi nella diversità.
Teheran perché voglio sconfiggere la paura del caos, della propaganda giornalistica di massa, che mi intima di non uscire al di fuori dell’Occidente, che mi chiede di essere felice con la mia moneta unica nella mia piccola Europa e di sopportare la finta indipendenza nel mio spostarmi da un aeroporto ad un altro senza mostrare il passaporto.
Voglio arrivare a Teheran e aspettare ore in fila per il mio visto, voglio che la mia ragazza si prepari e si dimentichi al di fuori della camera dove dormiremo, di aver messo uno scialle nei capelli per rispetto di chi sa poi cosa.
Voglio sentire gli occhi addosso delle persone che scrutano i tuoi passi non per paura, ma perché hanno voglia di attirare la tua attenzione e conoscerti.
Sta di fatto che ci voglio andare, che ho questa voglia che mi brucia dentro e sinceramente non ne conosco il motivo.
Nella valigia invece di mettere, ho deciso che toglierò; lascerò a casa il peso superfluo dell’insofferenza verso altri odori, di ascoltare un’altra lingua che non conosco e non posso condividere, delle raccomandazioni dei benpensanti insomma dei muri che ci opprimono e non ci permettono di guardare l’orizzonte con serenità.
Spero di andarci presto perché voglio mantenere questo fuoco che arde vivo che mi permetterà di assaporare con più gusto le dolcezze di questo Paese.

martedì 11 dicembre 2012

Roma, Roma, Romaaaa


I romani li riconosci dalla faccia. Non hanno bisogno di parlare, li guardi e lo sai che diranno una qualsiasi parola con un accento spudorato.
Sembrano tutti dei comici, come quelli che vedi in tv: dal cameriere, al proprietario del ristorante, allo spazzino che finisce il turno di lavoro in aeroporto. Tutti hanno una battuta pronta.

Camminiamo nella città delle Chiese e dei preti, addobbata a festa.

Prima tappa il gelato da Giolitti. Non mi ricordo quando l'ho mangiato la prima volta, ma quando passi da Roma è un obbligo, anche d'inverno. L'unico posto in cui mangio il gelato con la panna. Da provare.

A Roma si cammina sempre: fa freddo, piove, c'è il sole; ogni posto sembra vicino, anche se e irrimediabilmente lontano: in tre giorni abbiamo preso una metro e un autobus. Abbiamo passeggiato in lungo e in largo fino ad arrivare morti in albergo in tempo per vedere la finale di xfactor.

Ti si mozza il fiato ogni volta che alzi la testa da terra e vedi uno squarcio di cielo, un palazzo, i resti romani o un quadro del Caravaggio (andate a vedere la conversione di Matteo nella Chiesa San Luigi dei francesi). Oppure quando da San Giovanni in Laterano scendi fino al Colosseo e dallo scorcio tra due palazzi si innalza timidamente la grande arena.

Il paesaggio più bello si gusta dall'Aventino. E se vi capita, cercate la porta di metallo in Piazza Cavalieri di Malta per guardare il cupolone dalla serratura.

Le trattorie sono state la tappa fondamentale della giornata: sono partita già con una lista di ristoranti presi da internet e qualche consiglio di amiche. Qui abbiamo trovato le persone più strane e i proprietari più chiacchieroni. La migliore la Sora Paola, appena ha capito che Melo, che viaggiava con me, è siciliano, gli ha detto "Mi fate schifo, voi e trombetta. Froci e comunisti". Siamo morti da ridere!

Tutte le volte che torno, rimango sopraffatta dalla bellezza di questa città e dai suoi colori all'ora del tramonto quando la luce si riflette sui pini marittimi e sui monumenti che iniziano ad essere illuminati.
Non so quante volte sono stata a Roma, ma non mi stanco mai perché ogni volta che passo da qui, mi tornano in mente ricordi e immagini che si sommano a quelle nuove. E piano piano si ricompongono pezzi di strade e di storie.


Ecco un paio di consigli per mangiare:
- Gallo Brillo: zona prati. Semplice e genuino, prezzi onesti. Il proprietario simpatico e gentile. Abbiamo conosciuto Fabio, romano e tipografo; un chiacchierone.
- Trattoria da Marcello: zona San Lorenzo. Sempre pieno, menù casereccio e prezzi onesti.
- dal Pallaro: campo dei fiori. Credo sia un'istituzione. Menù fisso.
- Ba Ghetto nel ghetto ebraico. Fanno cucina kosher. Buono e raffinato, con un tocco di romanità.

Per dormire Hotel Romae, pulito tranquillo, vicino a Termini. Talmente bello che sembra di stare a casa, in più sono eco friendly.

mercoledì 31 ottobre 2012

Berlin Calling



Prendi cinque ragazze che vivono a Milano e mettile a Berlino per 4 giorni.
Dove si dorme? Ovviamente in un ostello super economico in zona Berlino est, proprio dietro alla discoteca più grande d’Europa ma sconosciuto a tutti i tassisti della città. Un ostello dove le chiavi, quando ci sono, aprono sia la porta del corridoio che quella della cantina. Quando invece non ci sono le chiavi, la stanza rimane aperta e le ragazze devono difendersi dalle incursioni dei Polacchi ubriachi che vogliono entrare in camera; e se a dissuaderli non bastano le urla del security guy ci pensa l’armadio di ferro spinto contro la porta. A posto! E se poi qualcuna di notte deve uscire a fare la pipì? Ipotesi non contemplata.
Sistemato l’alloggio, ecco di seguito qualche consiglio per vivere a pieno una città silenziosa, riflessiva, carica e creativa.

Cosa si vede?
  • Alexanderplazt; Fernsehturm la mitica torre della televisione che si vede in tutta Berlino ; rotes Rathaus il municipio rosso; Berliner Dom il duomo; Museuminsel l’isola dei musei.
  • Unter den Linden, Humboldt Universität, Brandenburger Tor la Porta di Brandemburgo, Reichstag la sede del Parlamento tedesco, Berlin Hauptbahnhof la stazione centrale, enorme e nuovissima...inaugurata nel 2006, Judisches Denkmal il Monumento all' Olocausto, Potsdamer Platz e il Sony Center.
  • Friedrichstraße piena di negozi! Da non perdere il Quartier 206 e le Galerie Lafayette, Gendarmenmarkt, Haus am Check Point Charlie il punto di passaggio tra il settore americano e il settore sovietico.
  • Hackescher Höfe alla fermata metro Hackescher Markt.
  • East Side Gallery con i resti del muro di Berlino, alla fermata metro Ostbahnhof.
  • Kurfürstendamm, la via dello shopping, considerata gli Champs-Élysées di Berlino, Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, KaDeWe che dopo Harrods è il centro commerciale più grande d'Europa.
  • Infine il Jüdisches Museum, il museo ebraico, in quella bellissima ed emozionante piazza.

Cosa e dove si mangia?
  • Il Curry Wurst, piatto tipico di Berlino, più antico della città da "Konnopke's Imbiß" Schönhauser Allee 44a-fermata metro Eberswalder Straße Il Döner Kebap al quartiere turco e più alternativo Kreuzberg.
  • La tipica cucina tedesca con birra di produzione artigianale al "Brauhaus Lemke", Dircksenstraße 143/144 (tra Alexanderplazt e Hackescher Markt).
  • La cucina italiana, se dopo qualche giorno avete nostalgia, al "Va Piano" a Potsdamer Platz: una sorta di fast food chic concepito all'italiana...fanno della pasta e della pizza molto buona, per non parlare del tiramisuuu!! Oppure una pizza buonissima in una pizzeria alternativa gestita da italiani che si chiama "Due Forni", Schönhauser Allee 12-fermata metro Senefelder Platz.

Che si fa la sera ?
Per un preserata si può andare a bere: 
  • a Simon-Dach-Straße (fermata metro Warschauer Strasse): è una via piena di cocktail bars, ristoranti indiani
  • a Prenzlauerberg...nello specifico le vie sono: Kastanien Allee, Schonhauser Allee, Eberswalder Strasse
  • Oranienburger Strasse (fermata metro Hackescher Markt) a Kreuzberg

Mentre per andare a ballare

  • Il venerdì al Watergate (fermata metro Warschauer Strasse), che si affaccia direttamente sul fiume che attraversa Berlino, la Spree, musica elettronica per tutta la notte.
  • Al famoso Weekend un posto elegante che si trova al 15esimo piano di un grattacielo in Alexanderplatz, con musica che varia dal minimal all'elettronica.
  • Per gli amanti del rock, un bel posto è il Magnet che sta in Greifswalder Str, ci arriva da Alexanderplatz prendendo il tram M4 direzione Falkenberg.
 
E infine, da non perdere:

  • Il brunch della domenica a Prenzlauerberg con tappa al "Reastauration 1900", Husemannstraße 1(fermata metro Eberswalder Strasse) dove fanno un buffet buonissimo dalle 10 alle 16.
  • La vineria "Weinerei FORUM" in Fehrbelliner Strasse, citata anche nel NY times.
  • Un posto assurdo dove fanno frullati e waffel buonissimi Kauf dich Glücklich, Oderberger Straße 44-fermata metro Eberswalder Strasse. 
  • E il mitico Flohmarkt al Mauer Park, Bernauer Straße 63-64 fermata metro Eberswalder Strasse : un mercatino delle pulci dove incontri gente assurda! Uno dei posti più caratteristici di Berlino. C'è ogni domenica dalla mattina al tardo pomeriggio, con karaoke all’aperto che inizia dalle 15 e un un'atmosfera incredibile ed unica!!!

Grazie anche a un’altra ragazza, Veronica, che a Berlino ha vissuto un Erasmus indimenticabile e che ci ha trasmesso i consigli che vedete sopra con l’entusiasmo e l’energia che da sempre la contraddistingue.

lunedì 10 settembre 2012

Palma di Maiorca. Piove, e ora?


Ultima settimana di vacanza, con le amiche. 
Destinazione: Palma di Mallorca. 
Scopo: abbronzarci il più possibile per tornare nere e fare invidia a tutti.

Come dice Montale "un imprevisto è la sola speranza", e il nostro più grande imprevisto è stata la pioggia, che non bagnava l'isola da aprile e che ci ha fatto quotidianamente compagnia.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, e grazie a una bella Ford noleggiata in aeroporto e pagata a peso d'oro, ci siamo girate tutti i fari dell'isola e abbiamo scovato dei negozi e dei locali incredibili.

È stata la vacanza delle scoperte. Libere dall'obbligo di dover stare in spiaggia ci siamo fermate a caso dove l'istinto di donne ci diceva: qua di sicuro ci sarà qualche gioiello da comprare o qualche chiacchiera da fare!

Nel sud dell'isola, a ses Salines, abbiamo trovato Diart, il negozio di Maria Antonia, una signora che ha un figlio artista, un buon gusto incredibile e una quantità esagerata di collane, anelli, borse, scarpe e vestiti collezionati durante i suoi tanti viaggi e ora in vendita per tutti, accompagnati dal racconto della sua vita e da qualche consiglio di stile. I pezzi sono unici, non troverete due paia di scarpe uguali, ma di sicuro potrete trovare qualcosa per un regalo unico e orginale.

In città, a Palma, trovate qualcosa di simile da Nice Things, moda para mujer y niña. I prezzi sono un po' più alti, ma il posto è speciale e se entrate anche solo per "dare un'occhiata" vi sentirete catapultate in un'atmosfera da altri tempi.

Un po' quello che abbiamo provato la sera, quando ci hanno invitato per un chupito da Prohibition 1929 Speakeasy. Entri in un mondo magico, lontano dalle discoteche piene di turisti crucchi e ti senti improvvisamente nell'America proibizionista degli anni '20: la musica, i drink, i gestori, perfino gli altri clienti al bancone, un gruppo di francesi e spagnoli brilli e vestiti come nel film di Woody Allen, Midnight in Paris, ci hanno regalato un po' di magia. 
Se vi capita di andare a Palma passateci assolutamente; da novembre organizzeranno degli spettacoli di micro-teatro, un esperimento da non perdere!!

E infine, non poteva mancare una raccomandazione su un bellissimo ristorantino, scoperto anche questo per caso, quando con nostra somma disperazione ci siamo accorte che il locale consigliato dal marpione di turno, il Cafe L'Antiquari, era chiuso -help, aiuto, panico, e ora dove si mangia??
Proprio di fronte c'è il cafè lounge Mari-lin. I tavolini fuori sono romaticissimi, speciali quelli a due posti sui balconcini del locale. Dentro lo spazio non è molto, ma se avete pazienza e riuscite a trovare un posto potrete mangiare benissimo a dei prezzi contenuti. I piatti sono curati, le insalate sono super e i camerieri simpatici.

Non ci siamo abbronzate per niente, ma i sorrisi di coloro che abbiamo incontrato sono stati come il sole per il nostro viaggio. 
 

giovedì 6 settembre 2012

Silenzio! Soffia il vento


C'è un vento inconfondibile nelle isole Eolie: caldo e freddo, forte e lento, bianco come le cave di pomice, nero come la sabbia vulcanica. C'è un vento a Vulcano che sa di pietra e se inspiri senti le foglie di salvia e il profumo dei capperi. Dovunque ti trovi il vento c'è sempre e insieme a lui quel silenzio fatto di fruscii alternati, capelli scapigliati e respiri profondi. A capo Grillo, in alto, puoi vedere tutte le isole, sembrano lasciate lì, come  dei giocattoli dimenticati.  Puoi tornarci mille volte, alla vista tratterrai comunque il respiro per qualche secondo.  Potrei continuare per ore, scrivendo di Gelso, della valle dei mostri,  dell'odore di zolfo che ormai non sento più e i tramonti rosso fuoco e le burrasche di mare ...ma adesso non posso: il vento è più forte e vuole solo che io stia qui, a farmi scapigliare e coccolare.  Nelle isole Eolie c'è un vento inconfondibile, è quello che ti svuota la mente e poi la leviga con la pietra lavica, fino all'ultimo, scorticante, pensiero.

giovedì 30 agosto 2012

Rotolando verso sud


Anche quest’anno, come ogni anno da tanti anni, ho passato le ferie in Sicilia. Per forza, lì c’è la mia famiglia, nipote, zii, cugini, lì c’è la mia casetta in campagna dove trovo sempre la pace. Mica non mi piacerebbe girare il mondo, ma poi mi accorgo che il mio mondo è ancora lì e allora va bene così.
Ok 3 settimane a Salemi, ma un giretto da qualche parte? Giusto, se po’ fa’.
6 agosto, 40 gradi all’ombra, la mia cara e vecchia Toyota Yaris che quante ne ha viste, chi lo sa, costumino, macchina fotografia e via, 400 km fino a Noto.
Che posti ragazzi. Il mio ragazzo poi, che è meglio di una Lonley Planet, ha prenotato un agriturismo all’interno di una riserva naturale, a Vendicari, alle pendici di Noto, in mezzo alla natura, a due passi da un mare caraibico. Che ve lo dico a fare? Il paradiso terrestre. 10 ettari di alberi di arance, ulivi, orti, vigneti e una bella “ficara”, il mio preferito. E poi cavalli, cani e mosche, tutto in perfetta armonia.
Quattro giorni sono pochi ma noi avevamo un programma da urlo. Sveglia alle 8, colazione, bagno in una caletta della riserva e poi su in macchina, verso la Sicilia barocca. Chi se la scorda la visita a Scicli, la cittadina dei tre colli e del commissario Montalbano. Con una card da 5 euro un gruppo di ragazzi ci ha accompagnato per i principali monumenti e chiese e fra i luoghi di Camilleri (mihhh, è diventato un business da quelle parti!), con una passione per la loro terra da brivido. Mi sono sentita in colpa perché io ero quella che la sua terra l’aveva abbandonata, lasciata all’oblio, loro quelli che ancora ci credono e stanno lì, nonostante tutto. Mi hanno dato una lezioncina che ancora mi brucia.
La tappa a Modica era obbligatoria perché come mangi il cioccolato lì manco in Svizzera. Ovvio che poi  Ragusa Ibla è lì attaccata e merita il viaggio, però se magari le chiese non chiudessero dalle 13 alle 17 sarebbe meglio.
Che dire di Noto, girata e rigirata, sopra e sotto per le sue vie aristocratiche, all’ombra dei palazzi sfarzosi, aridi, bruciati dal sole. Se vai ad agosto tutte le chiese sono aperte fino a mezzanotte e anche lì dei ragazzi del posto ti guidano e ti portano su in alto, a guardare la città dai campanili o dalle terrazze. Piccola chicca, a Noto Zeffirelli ha girato “Storia di una capinera”. Chi non l’avesse visto, film raffinato che racconta una storia d’amore ai tempi di Verga.
A Siracusa vedi Ortigia e poi muori. Nel senso che se morissi lì saresti contento comunque. Ci hanno messo piede i greci e i romani, aggiungi un pizzico di barocco e il cocktail è perfetto.
Figo girare in macchina come una turista a casa sua. Guardare le cose come fosse  la prima volta, emozionarmi davanti a una fila sterminata di fichi d’India e chiacchierare con i vecchietti nei bar di tutto e di niente. Sto forse diventando troppo milanese?
Venite in Sicilia, dove volete. E se potete poi non lasciatela più.
 EL
(*) La ficara è un albero di fichi. Per non essere impreparati potete dare un occhio a questo dizionario siciliano-italiano!

mercoledì 29 agosto 2012

Acqua di Sicilia


Sicilia e mare per 15 giorni. Vacanze a due, a tre, a quattro, vacanze in famiglia e vacanze mangerecce, anche troppo.

Abbiamo girato per 3000 km lungo autostrade e stradine di montagna guardando fuori dal finestrino: il deserto della Turchia, i campi coltivati, gli ulivi,  la terra bruciata per preparala a un raccolto futuro, le buganville viola e il mare da lontano.

Abbiamo girato spiagge e mari ogni giorno, ma non sono riuscita a fare una classifica.

Riserva di Capo Gallo: si paga il pizzo per entrare, Alice ha provato in tutti i modi a protestare ma non si può far nulla. Siamo entrati dalla parte di Palermo e siamo arrivati fino al faro. Un po' un impresa per arrivare al mare, ma ne vale la pena. Acqua blu e incontaminata.

San Vito Lo Capo: un ombrellone con due lettini in prima fila costano 20 euro al giorno. Sabbia caraibica e mare cristallino. Peccato per la giornata ventosa.

Selinunte: ci sono due spiagge, una vicino alla pineta e l'altra sotto l'acropoli. La pineta è migliore, ma volete mettere la soddisfazione di fare il bagno guardando i resti dei templi greci?

Capo Milazzo: seguite le indicazioni per il santuario di Sant'Antonio. Da li scendete per la piscina di Venere. Un quarto d'ora sotto al sole in discesa (ricordatevi che poi ci sarà la salita). Arriverete a una pozza d'acqua tra le rocce, che si apre al mare aperto. Peccato solo per un po' di sporcizia che la gente cafona lascia in giro. Non mangiate la granita del bar nella piazzetta, è ghiaccio.

Fatevi un giro a Montalbano e compratevi una pagnotta e una provola. Paesino Medioevale molto carino e se siete fortunati lo vedrete anche vestito a festa.

Cefalù: acqua bella, paesaggio fantastico. E se avete tempo fatevi un giro per la città, sentirete un odore di bucato che vi riporterà a quando la nonna faceva la lavatrice e  stendeva le lenzuola.
Capo D'Orlando: non fermatevi alla spiaggia più vicina, ma spostatevi verso la spiaggetta vicino alle rocce. Lì non ci sono lidi, quindi portatevi l'ombrellone e qualcosa da mangiare. Alla fine della giornata prendetevi una granita al Bar Giulio c'è anche il gusto pesca malvasia. Già che ci siete andate a visitare San Marco D'Alunzio, un paesino magico, con radici antichissime costruito sui Nebrodi.

Roccalumera: una spiaggia nel vero senso della parola, acqua calda e perfetta per nuotare. Li vicino c'è Savoca, dove trovate le mummie e il bar dove è stato girato il padrino.

Sant'Agata, Messina: non so come sia possibile ma l'acqua è fresca e trasparente. In una città così, è un miracolo. Fateci un giro!

E poi c'è l'acqua di Scilla, terra nemica, ma con un paesaggio bellissimo, direbbero i messinesi. Acqua cristallina. Mangiatevi una granita al bar Zanzibar, le fa buone e anche di più di alcuni bar dell'altra sponda.

Qualunque mare abbiate deciso di provare, non ve ne pentirete. Ma state attenti a non toccare il sedere alla vostra ragazza quando siete in acqua. È talmente trasparente che vi vedrebbero tutti.

mercoledì 22 agosto 2012

In viaggio nel nord della Spagna


Ve ne ho già accennato.
Nel mio bagaglio per un viaggio nel nord della Spagna avevo messo tre libercoli. Uno l'avevo fatto io: un quadernetto scritto a mano, qualche stampa incollata con biadesivo e i dettagli sugli alloggi, spostamenti e cose da vedere per ogni tappa. 
Il quaderno è sparito dopo due giorni e io sono convinta che sia stato il moroso a imboscarlo perché sono stata illuminata da un sogno rivelatore; comunque il quaderno diceva più o meno così.

TAPPA A SANTANDER
L'alloggio meno caro si trova su airbnb.com: il sito unisce la vocazione social, i consigli in stile tripadvisor e bellissimi appartamenti a costi contenuti. Se gli anfitrioni vi annullano la prenotazione (ci è capitato anche questo, a una settimana dalla partenza!) airbnb vi dà un bonus extra di soldi nel caso voleste cercare un altro appartamento che risulta più caro.
Per i posti da vedere affidatevi ai consigli del vostro anfitrione o a minube.it. Nei tabacchi potete comprare il bono dell'autobus che costa 1 euro + 6 euro di ricarica minima e vi dimezza le tariffe sui mezzi.
Che mangiare? A Santander abbiamo scoperto la dipendenza da pinchos, razioni simili a tapas. Nella top 3 dei pinchos al primo posto c'è El Diluvio con la sua tortilla richiestissima da tutti. Mentre per una cena di pesce cercate di trovare posto da Casa Silvio, oltre alle mille foto appese alla parete vi offrono un marisco eccezionale a prezzi contenuti.

TAPPA A SAN JUAN DE GAZTELUGACHE
Il posto più affascinante e rigenerante in cui siamo stati. Le parole di Ciro vi raccontano bene che cosa siamo andati a vedere e vivere.
Per qualsiasi domanda scrivete pure all'Ente del Turismo Bulegoa, gentili e celeri nelle risposte. E utili! Ci hanno consigliato l'unico e sperduto rifugio vicino all'eremo di San Juan, la Pension Gaztelu-Begi. Se siete fortunati sarete anche voi gli unici ospiti di questo luogo che cura l'animo. La pensione è in montagna, ma a 20 minuti a piedi dalla spiaggia di Bakio, patria delle scuole di surf (il ritorno è in salita, da fare in bus). 
Per arrivare in questo posto sperduto si prende un autobus che da Bilbao vi lascia a Bakio in un'ora circa; da Bakio, nello stesso posto in cui scendete, prendete un altro autobus diretto a Bermeo e in 10 minuti saltate giù a San Juan de Gaztelugache. Arrivati!

TAPPA A BILBAO
Da non perdere il Guggenhein Museum: la collezione permanente di Richard Serra merita, se vi piace cantare vi divertirete a giocare con gli echi delle imponenti installazioni e se siete curiosi vi interesserà scoprire come diavolo hanno fatto a portare in quelle sale dei blocchi enormi; un po' meno interessante il resto, ma anche solo l'architettura del museo  worth a visit!
Per tutte le altre informazioni c'è un ufficio del turismo proprio all'uscita dal museo e i ragazzi che ci lavorano si faranno in quattro per voi!
Ah, se all'ultimo decidete di visitare lo stadio, potete farlo solo fino alle ore 13 (ingresso ultima visita del mattino) e alle 16.30.  

TAPPA A SAN SEBASTIAN, ANZI NO
Sembra che la città non ci abbia voluto. Due prenotazioni annullate, la seconda a una settimana dalla partenza. Così abbiamo ripiegato sulla deliziosa Zarautz, toma!

TAPPA A ZARAUTZ
Da Bilbao-Atxuri c'è un treno regionale che parte ogni ora (i dettagli li controllate qui) e che va a Zarautz (arriva anzi fino a San Sebastian, e durante la semana grande i treni da Zarautz a San Sebastian durano tutta la notte).
Arrivate in questo paesino medioevale e avete tutto a portata di mano, anzi di piede, visto che in cinque minuti arrivate nei posti da non perdere.
A partire dall'albergo Txiki-Polit, tra i più economici e in posizione centralissima, siete subito in spiaggia, dove per 17 euro al giorno vi affittano un toldo, caratteristica e unica cabina da spiaggia e riparo contro il sole (sceglietene uno nella parte che non viene mangiata dal mare: durante il giorno l'alta marea sale e cancella fino a 100 metri di spiaggia!). 
Sempre camminando, ma la sera per cena, arrivate al ristorante Asador Lagunak e, vi prego, mangiate un lenguado anche per me, che ancora ne ricordo il sapore: il pesce più buono di tutta la mia vita!
Per tutti i programmi extra (il moroso che vi regala un massaggio, le temperature e le onde migliori, gli eventi in città) potete scaricare l'app di Zarautz, disponibile in inglese, castigliano e in euskara.

TAPPA A ZARAGOZA
E cosa c'entra Zaragoza con il nord della Spagna?
Niente, però da lì partiva il volo di ritorno più economico in assoluto con Ryanair e quindi ci siamo dovuti adattare.
Zaragoza la si raggiunge con 3 ore e mezza di autobus da San Sebastian. Ci siamo sempre mossi con autobus e treni e ci siamo sempre trovati benissimo: dalla Cantabria, ai Paesi Baschi, all'Aragona.
I consigli su Zaragoza ce li hanno regalati Biagio e Gabriella (grazie!) perciò riporto fedelmente quello che hanno scritto:

Per l'albergo Rio Arga, Calle Contamina 20, economico, pulito e centrale;
per cenare Palomeque o Tragantua sono vicini (noi abbiamo provato il Tragantua, dove potete spaccarvi di cibo in un'atmosfera davvero romantica);
da vedere le due chiese in Plaza del Pilar.

Così abbiamo fatto, e abbiamo assistito alla messa nell'immensa cattedrale de Nuestra Senora del Pilar, preso due cintas, protettrici dei malati e anche dei viaggiatori per un prossimo (chi lo sa) cammino verso Santiago, guardato un bel film (ché in città si moriva di caldo, 33° all'una di notte), navigato avanti e indietro sull'Ebro -il molo si trova giusto dietro la cattedrale e gli orari delle barche ve li danno i ragazzi dell'ufficio del turismo che trovate nella piazza del Pilar.

Per andare in aeroporto, gli autubus della compagnia Agreda vi portano a soli 1.70 euro (!!!) da Paseo Maria Agustin 7 (e dalle altre fermate) diretti verso il bello e piccolo terminal.

TAPPA A CASA
Perché questa è la casa, ma è anche una tappa verso una nuova meta. Ancora da decidere.
Qualche consiglio?