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giovedì 5 giugno 2014
Arrivederci amore ciao
Sono passati ormai due mesi e Terrazza Tartini è rimasta muta per tutto questo tempo. Che dire, stavamo solo cercando le parole per salutarvi.
È finita l'avventura. Terrazza Tartini - quella vera - ospiterà nuovi inquilini e nuove avventure: magari delle studentesse o una famiglia o tanti amici oppure una persona sola, chissà.
Ci piace immaginare che le nostre storie rimangano in un cassetto. Come quando vai in albergo e trovi il Vangelo o la Bibbia.
Il prossimo inquilino troverà i racconti di due amiche tanto diverse, ma così uguali da avere una vita opposta e parallela, troverà le storie di tutti gli amici e le amiche passati dalla Terrazza per caso o perché invitati come ospiti, coinquilini, cuochi improvvisati. Il rumore delle feste, i compleanni, le litigate, le prime cene, le dichiarazioni d'amore, i pranzi in famiglia in una giravolta di echi e di suoni.
Nel frattempo le due amiche sono cresciute, si sono sposate. Qualcuno si è fidanzato e qualcuno no. Qualcuna diventerà mamma presto, qualche amica lo è già diventata. Qualcuno diventa grande e qualcuno non lo vorrebbe.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scritto o letto almeno una volta, noi vi salutiamo, ma tranquilli, non vi abbandoniamo.
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venerdì 3 gennaio 2014
#honeymood - ep.4
Siamo nel letto riscaldato del Park Travellers Lodge, Tongariro National Park, e i miei capelli puzzano ancora di carne dei "kings of barbecue".
Dopo il lusso dei primi hotel siamo ora al nostro terzo ostello.
La prima esperienza a Coromadel è stata disastrosa e ci ha spinto ad annullare la prenotazione a Rotorua per scegliere il più elegante Distinction Hotel, ma se fossimo andati avanti così non sarebbero bastati due matrimoni per ripagare tutte le spese e quindi ci siamo attenuti alle scelte precedenti, rimanendo piacevolmente sorpresi.
È da due sere che ci cuciniamo da noi e nelle cucine comuni degli ostelli, mentre cerchi di pulire le pentolacce a disposizione e di ritagliarti un posticino ai fornelli, riesci a chiacchierare con un sacco di gente e a spiare le ricette degli altri (Chiara se ci fossi tu!).
Quasi tutti cucinano schifezze, tedeschi, svedesi e scozzesi: pasta buttata in acqua fredda e cotta per una ventina di minuti da mangiare condita con sugo di pomodoro e mais (visto questa sera con i miei occhi); pasta cotta e insalata fresca mescolate assieme; riso in busta e fagioli in scatola messi a bollire in pentola, un gran mix di ricette, di viaggi e di storie di ragazze e ragazzi che quasi sempre sono qui in Nuova Zelanda con un visto di lavoro di un anno.
I "kings of barbecue", i re del barbecue, li abbiamo conosciuti poco fa. Un padre e due figli della classica stazza neo zelandese (enorme) che hanno grigliato carne per 40 persone, asiatici e brasiliani in viaggio accompagnati da questo signore che di lavoro fa il tour operator.
Ovviamente durante tutta la preparazione hanno tracannato birra come se non ci fosse un domani, e ovviamente sono rimasti fuori in maglietta tutto il tempo, anche quando noi siamo rientrati a vedere tutti assieme "Il Signore degli Anelli", è un must qua. Nella sala comune di ogni ostello che si rispetti non può mancare un televisore con DVD che proietti "Il Signore degli Anelli": ieri a Taupo abbiamo visto l'episodio 3, oggi siamo ripartiti dal primo. Aspetteremo la prossima tappa ostello per finire la trilogia!
martedì 31 dicembre 2013
#honeymood ep. 3
Immaginate di camminare per strada sentendo sempre quell'odore di uova marce.
Ecco, state camminando per le strade di Rotorua.
Rotorua è una città che è sorta in un vulcano e che dalla lava del vulcano è stata ferita nel 1886, se ricordo bene il video che abbiamo visto oggi al museo.
Qui l'H2S, acido solfidrico, è mischiato nell'aria, assieme a geyser, piscine termali naturali e pozze di fango bollente che si espande rubando terreno agli hotel. Una meraviglia di posto dove le forze della natura, il fuoco in particolare, ne hanno condizionato la storia e le relazioni tra Maori e occidentali, provenienti dal Regno Unito, che si sono mischiati in una relazione di conoscenza reciproca.
Due cose mi rimangono impresse di questa tappa: la storia del 28^ battaglione Maori, composto da quasi 1300 coraggiosissimi volontari, che ha combattuto diverse battaglie nella seconda guerra mondiale (se volete saperne di più dovete chiedere al nostro storico Ike!) e le scene dei Maori dei nostri tempi che insegnano l'haka a Pas.
Kia ora!
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domenica 29 dicembre 2013
#honeymood ep. 2

Mentre era in Italia e stava facendo l'autostop per andare verso Lione a un certo punto è successo qualcosa che non ho capito bene e insomma lui e la sua compagna hanno dovuto camminare per due settimane perché non c'erano macchine sulle strade. Hanno mangiato pomodori e bevuto vino delizioso.
Abbiamo incontrato Pats fuori dalla residenza per anziani dove alloggia per una settimana. Era seduto su una panchina e quando ci ha visti ci ha salutati con la mano, quasi come se ci stesse aspettando, con il suo quaderno di disegni, lui che per lavoro disegnava mappe.
Siamo a Coromandel e ancora mi domando a cosa stavamo pensando quando abbiamo deciso di stare due notti in questo posto dimenticato da Dio (è domenica e tutte le chiese che abbiamo trovato erano chiuse).
La strada per arrivare qua è incredibile: 50 chilometri di tornanti che costeggiano l'oceano e attraversano una quantità di fiori e alberi assurdi.
L'ostello non è esattamente come ce lo eravamo immaginato e la signora che gestisce tutto e schiavizza delle ragazze giapponesi non è proprio un concentrato di simpatia. Così abbiamo deciso di anticipare la partenza a domani mattina (yeah!), dopo un salto veloce in posta per spedire le chiavi dell'appartamento di Russel che abbiamo dimenticato nelle nostre tasche. Andremo a Rotorua, con in mente le parole di Pats: "An amazing journey, you realise only when you come back home".
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sabato 28 dicembre 2013
#honeymood episode 1
Non so più in che giorno, mese e anno siamo.
Alla radio stanno suonando canzoni degli anni '30, fuori piove e fa caldo, siamo in una villetta che sembra uscita da un film americano degli anni '80.
È il 28 dicembre 2013 e a Russel, New Zealand, la vita funziona in modo proprio diverso.
Non manca niente, c'è una cosa di tutto quanto: un parrucchiere, un negozio di libri, una chiesa -la più antica di tutta la Nuova Zelanda, un benzinaio, un'agenzia immobiliare. La gente guida dal lato sbagliato della strada, ma sono tutti più rilassati e vanno in giro a piedi nudi con il sole e con la pioggia.
Quando parlano pronunciano la I al posto della E e adesso che alla radio stanno trasmettendo una ricetta per fare una torta con tre uova (l'ho capito perché le hanno rotte in diretta) non capisco niente!
Tutto è nuovo il cambiamento è stato così tanto che all'inizio, complice anche un jet leg devastante, la paura ha fatto capolino a tratti.
Tutto è nuovo, anche quell'anello luccicante che brilla in continuazione all'anulare sinistro e che sta rendendo le cose più gustose, anche le discussioni.
La ricetta alla radio è finita, e a me è venuta fame, perciò pronti per la cena, e per un'altra avventura.
domenica 22 dicembre 2013
21 dicembre per sempre
Fa un po' strano, il giorno dopo, svegliarsi in due.
Poche ore prima sei preso in un turbine dove centinaia di persone ti salutano, baciano, abbracciano, ti fanno gli auguri e festeggiano con te.
Anche nelle settimane antecedenti al matrimonio non ho mai avuto occasione di rimanere da sola, tranne che per i tratti di strada da casa a lavoro e da Terrazza Tartini a l'Estetica di Francesca; e comunque anche in quei momenti ero impegnata a ripassare mentalmente le cose da sistemare, to do list della festa, del lavoro, cose da mettere in valigia, documenti da non dimenticare assolutamente, medicinali che mi facessero passare la tosse -perché si, ci siamo ammalati entrambi a 20 giorni dalla data X e se non avessi trovato una dottoressa in gamba che mi ha dato delle bombe incredibili a quest'ora sarei ancora qui a tossire e prendere sciroppo di lumaca.
Ieri è stato bellissimo: mi ricordo mille particolari e allo stesso tempo non vedo l'ora di avere le foto per rivivere un po' la giornata e magari scoprire qualche scena che mi era sfuggita.
I grazie da dire sono tantissimi, quello più grande di tutti va ai miei genitori e a mia mamma che è una donna incredibile e quando sarò grande voglio essere come lei (almeno un poco, mi basta).
Non è mica vero che "dopo è la stessa cosa": già dalla sera, dal giorno dopo, è tutto diverso un po' perché quella persona che hai accanto è come se fosse diventato vero uomo, e tu vera donna. Un po' perché hai fatto davanti a Dio e con la grazie di Dio la promessa di amarlo e onorarlo, amarlo, e onorarlo tutti i giorni della tua vita, e quindi Dio, mi aspetto un grandissimo aiuto da parte tua perché altrimenti non riuscirei mai a mantenere questa promessa da sola.
Ma in fondo non sono e non sarò mai da sola, perché circondata dall'affetto di tutte le persone che ci sono state vicine e ci hanno proprio sorretto.
Mi sono commossa tante volte durante la giornata e non sono riuscita a esprimere quello che avevo dentro da giorni, un po' per le lacrime un po' perché mi era difficile trovare le parole giuste.
Ma oggi ho letto il biglietto che ha scritto mio papà per l'occasione e...eccole le parole giuste!
Perciò lo ricopio qua sotto per tutti e voi e riprendo l'augurio che aveva fatto per un vecchio post di Terrazza Tartini: ragazzi sposatevi e siate felici tutta la vita!
"Cari Barbara e Pasquale:
Mi ritrovo a rivolgervi un pensiero e un augurio in questo giorno; penso il più bello della vostra vita.
Devo dire che io Mario e la mamma Carla, abbiamo aspettato con ansia questo momento, e lo stiamo vivendo molto intensamente.
In questo ultimi giorni sto vedendo che le persone che girano in questo vortice, mettono tutto il loro cuore per questo evento e questo mi fa una tenerezza immensa (da piangere di felicità).
Vorrei dire a tutto il mondo, la Barbara si sposa, evviva la sposa.
Ps: io sono un padre brontolone, però grido a tutti...viva la sposa...viva gli sposi!"
sabato 21 dicembre 2013
La sposa non fa ritardo
E' passato un anno e mezzo da quando quella sera al cinema mi hai detto che ti saresti sposata, a pensarci sembra un secolo.
Abbiamo preparato tutto nei primi mesi: abito, ristorante, partecipazioni poi è passato un anno e gli ultimi giorni sono stati intensi. Nuovo lavoro e ultime cose da sistemare, gli intoppi e la stanchezza.
L'addio al nubilato più complicato da organizzare, la pioggia a catinelle e alla fine anche la tosse dell'ultimo minuto.
Ora puoi spegnere il cervello e goderti il momento, basta pensieri, tutto è in ordine e quello che è fatto non si può cambiare. Se piove pioverà e se il sole splende tanto meglio.
Devi solo arrivare all'altare e in un momento tutto sarà finito: come quando cucini per ore e si cena in cinque minuti. Tanto veloce da volere che il tempo torni indietro a quando ancora non sai che ricetta preparare.
Entrerai in Chiesa con quel vestito che ti fa sembrare l'angelo e che ti rende bellissima; che se fosse estate verresti scalza e invece i piedi congelati ce li avrò io.
E poi ci sarà la festa e tutto passerà in un attimo e ti ritroverai sull'aereo a fare il viaggio più lungo che tu possa fare. Il viaggio della vita, finché morte non ci separi.
Terrazza Tartini è stata la nostra casa, poi la tua, ora è vostra. Quante chiacchiere sul terrazzo, le colazioni insieme, io la marmellata, tu il toast al prosciutto e l'inaugurazione a piedi scalzi.
Inizia una nuova vita? Non credo, ma sicuramente inizia una nuova avventura che dura un po' di più delle altre, e dentro - a sua volta - contiene mille avventure: cresce e si trasforma. Non fermarla mai, ma coltivala. Io ti aiuterò e tu mi aiuterai quando sarà il mio momento.
Bè ora torno a prepararmi che tra poco si va in scena e già sono emozionata perché sarò accanto a voi fin dall'inizio.
Come la prima volta, ho messo del vino bianco in freezer, questa volta non dimentichiamocela perché dobbiamo brindare!
Tanti auguri.
giovedì 28 novembre 2013
Facce da nubilato
Niente velo, niente piselli finti, niente spogliarelli, niente manette, niente foto su facebook. Insomma, avevo messo un po’ di paletti al mio addio al nubilato e le mie amiche hanno dovuto fare i salti mortali e sono riuscite a farmi passare un week end strepitoso: a Roma per vedere il test match di rugby di Italia-Argentina.
Si dice “sposa bagnata, sposa fortunata”, io non sono ancora sposa ma ho preso tanta di quell’acqua venerdì e sabato a Roma che mi basta fino al giorno del matrimonio. Assieme alle chiacchiere sul treno, a tavola e in camera, assieme alle grida goliardiche allo stadio e in discoteca, il rumore che rimarrà impresso nella mente e il ciac ciac degli stivali inzuppati di pioggia che hanno costretto la metà di noi a comprare altre scarpe, calze e leggins che quelli che avevamo addosso non facevano in tempo ad asciugarsi.
Abbiamo sovvertito le regole, perché in realtà avevo proposto io di andare a vedere la partita, e perché ci siamo fatte crescere i baffi in pieno stile movember #faccedarugby, birra-e-rutto-libero e terzo tempo tamarro sotto al palco di radio 105 a menare le mani per avere le magliette, mentre i nostri fidanzati si ornavano di pitoni e paiettes per andare a cantare (bè dai prima hanno fatto anche la guerra).
Qualcosa di femminile ce lo siamo concesse: una pennellata di azzurro e tricolore sulle unghie e il diritto a sentire qualche bruciorino di stomaco dopo un abbacchio senza fine. Ma abbiamo avuto conferma delle grandi leggi della vita e quindi:
- valen mas dos tetas que dos carretas e ci credo che dopo aver parlato e visto la Vale-e-le-sue-10-amiche il mitico Andrea del Cabala ci abbia fatto entrare al volo
- che dopo un certo punto della serata in poi le grezzone un po’ brille e casinare battono 10 a 1 le fighe di legno che ancora non si lasciano andare
- che a un mese del matrimonio, a vedere la fauna maschile che popola i locali ti dici che “hai proprio scelto il numero 1”
- che c’è sempre un’amica della sposa che va in meta…
E insomma quasi ci siamo, è il momento di ringraziare chi mi è stato vicino, in treno, in camera e nella vita, sistemare gli ultimi dettagli e il fatidico tableau e pensare che tra meno di un mese ci si sposa. Wow.
giovedì 21 novembre 2013
Due per uno
Questo post nasce da una serie di chiacchiere e di pensieri fatte nell'ultimo mese.
Prima del grande passo, io e il fidanzato abbiamo deciso di leggere un libro insieme: ogni sera qualche pagina. Sembra facile ma ritagliarsi mezz'ora per leggere insieme è una faticaccia. Ieri è stato il primo esperimento: abbiamo letto che le persone si concepiscono nella relazione con l'altro. Per questo quando si incontra per la prima volta "quello giusto" è come se ci si svegliasse da una sorta di torpore inconscio. Nel libro c'è scritto che solo stando nel rapporto di coppia impariamo chi siamo, il nostro destino, la nostra identità perché per stare insieme all'altro faccio fatica: mi ribello e combatto perché l'altra persona ha svelato tutti i miei segreti e così facendo mi fa scoprire come sono fatta veramente.
Da quando so che mi sposerò, mi chiedo spesso se l'uomo sia nato per la monogamia o no. Se la famiglia e la coppia non siano solo una costruzione sociale, se tutto non sia collegato all'evoluzione della specie, se "devi farlo perché ormai hai una certa età" e se quindi sia solo una perdita inutile di libertà.
Perché diciamocelo stare in due non è sempre svegliarsi con il sorriso, il sesso sfrenato, essere profumati tutte le ore e non è "vieni qui che ti do un abbraccio", ma sono anche pianti, silenzi, incomprensioni e fatica perché oggi mi sono svegliata con la luna storta. I compromessi, le scelte, il non poter uscire di casa e dire "oggi che faccio?"
E allora stare sole è bello? Forse sì, anzi delle volte è fantastico! Ma poi mi vengono in mente tutte quelle occasioni in cui mi sono sentita sola veramente. Quando la libertà tanto agognata non serve a niente perché non sai con chi viverla.
È bello stare sole, senza marito, senza compagno, senza fidanzato. Ma chi è capace consapevolmente di vivere una vita così? Senza condivisione, senza la partecipazione, senza un reale coinvolgimento e la concretezza del costruire qualcosa. Viverla senza sperare in un abbraccio, viverla senza sentirsi fuori tempo massimo.
È difficile in ogni caso, ti sposi per sempre e ci metti tutta la tua buona volontà a far si che le cose vadano in un certo modo, sai che la paura che provi altro non è che paura di fare fatica. Perché a noi far fatica non ci piace, ci si sporca le mani e l'anima. E si guarda sempre l'altro con un po' di invidia chiunque esso sia: single o mamma di cinque figli.
giovedì 17 ottobre 2013
La paura fa 90?
C'è chi oggi compie 31 anni, chi fa il consenso, chi aspetta un bimbo e si immagina di che colore avrà gli occhi e chi è ancora persa a capire di che umore si è svegliata oggi, dura ma forte, dura ma tenera.
È uno di quei giorni in cui ti svegli e ti prende una sorta di paura che non ti molla per tutta la giornata. Ti entra in testa e non ti passa più. L'adrenalina di qualche mese fa si è trasformata in un angoscia sottile che ti fa sognare le cose più impensabili.
Ma c'è chi ne ha ancora 30 di anni e ne vorrebbe 25 perché la responsabilità le dà il senso della vecchiaia. Vorrebbe essere una bambina che con gli occhi innocenti guarda il mondo e non vuole troppe complicazioni, per lei la vita è giocare e divertirsi. E invece stai crescendo e arriva quella paura che non ti fa dormire la notte.
Ma la paura non sempre fa 90 e ogni tanto invece che paralizzarci ci serve per farci muovere e delle volte aiuta persino a farci crescere.
E poi ci sono le amiche che la paura te la fanno passare con due chiacchiere al caffè, un pranzo in zupperia, alla prova trucco o con una birra sulle scale di una città lontana. E quindi ben venga la paura, ben vengano i 30, i 31 e le giornate storte. Perché poi c'è qualcuno che te la fa passare. E chi l'ha detto che alla nostra età si debba per forza essere serie? Nel 2010 c'erano le Facce da Sicilia, nel 2014 chissà cosa ci aspetta.
È uno di quei giorni in cui ti svegli e ti prende una sorta di paura che non ti molla per tutta la giornata. Ti entra in testa e non ti passa più. L'adrenalina di qualche mese fa si è trasformata in un angoscia sottile che ti fa sognare le cose più impensabili.
Ma c'è chi ne ha ancora 30 di anni e ne vorrebbe 25 perché la responsabilità le dà il senso della vecchiaia. Vorrebbe essere una bambina che con gli occhi innocenti guarda il mondo e non vuole troppe complicazioni, per lei la vita è giocare e divertirsi. E invece stai crescendo e arriva quella paura che non ti fa dormire la notte.
Ma la paura non sempre fa 90 e ogni tanto invece che paralizzarci ci serve per farci muovere e delle volte aiuta persino a farci crescere.
E poi ci sono le amiche che la paura te la fanno passare con due chiacchiere al caffè, un pranzo in zupperia, alla prova trucco o con una birra sulle scale di una città lontana. E quindi ben venga la paura, ben vengano i 30, i 31 e le giornate storte. Perché poi c'è qualcuno che te la fa passare. E chi l'ha detto che alla nostra età si debba per forza essere serie? Nel 2010 c'erano le Facce da Sicilia, nel 2014 chissà cosa ci aspetta.
Questo post è scritto con un giorno di ritardo e tanti auguri ai festeggiati!
lunedì 30 settembre 2013
Meno tre
Mancano meno di tre mesi al matrimonio. Ok, odio i count down e quando su facebook iniziano a postare status del tipo: -365, -10, -580 (!?!?!?) mi viene l’angoscia, però mi serviva un modo per iniziare questo post e in un certo senso fare il bilancio-aggiornamento-updating (…dopo l’evento del prossimo giovedì sarò sicuramente meno stressata e meno lavoro-centrica) di quanto vissuto fino ad ora in tema di sposalizio. Ho vissuto le ultime settimane in un perenne stato pre-mestruale, con sommo terrore di familiari, amici e fidanzato.
Le due manifestazioni ed esternazioni più ricorrenti sono state:
1. esclamazioni del genere “chi ha detto che organizzare un matrimonio è una cosa bella ha detto una grande ca****!” oppure “mi sono proprio rotta il c****!!” oppure ancora “ma che c***, questa è la cosa più stressante che *çLDDP!!” insomma ci siamo capiti;
2. pianti a dirotto a casa davanti alla TV, a pranzo con i colleghi di ufficio, in giro da sola, mi commuovo davanti a un’amica che mi parla di suo marito impaziente di sentire i primi movimenti del prossimo figlio, piango guardando una ragazzina che canta a X-factor… ogni occasione è buona per aprire i rubinetti.
In tutto questo turbinio di sbalzi ormonali ed emozionali ieri mi sono accorta, ricordata, di una cosa. Che sto vivendo questa avventura al fianco di un uomo unico e incredibile che è testardo quanto e anche più di me e che ha un’intelligenza viva e un cuore grande quanto il mondo. Siamo diversi, entrambi agguerriti e su alcune cose sempre sotto a discutere, ma sono sicura che accanto a lui non vivrò mai una vita scontata e non mi farà mai perdere di vista l’orizzonte ultimo e buono verso cui camminiamo e a volte zoppichiamo assieme.
Le due manifestazioni ed esternazioni più ricorrenti sono state:
1. esclamazioni del genere “chi ha detto che organizzare un matrimonio è una cosa bella ha detto una grande ca****!” oppure “mi sono proprio rotta il c****!!” oppure ancora “ma che c***, questa è la cosa più stressante che *çLDDP!!” insomma ci siamo capiti;
2. pianti a dirotto a casa davanti alla TV, a pranzo con i colleghi di ufficio, in giro da sola, mi commuovo davanti a un’amica che mi parla di suo marito impaziente di sentire i primi movimenti del prossimo figlio, piango guardando una ragazzina che canta a X-factor… ogni occasione è buona per aprire i rubinetti.
In tutto questo turbinio di sbalzi ormonali ed emozionali ieri mi sono accorta, ricordata, di una cosa. Che sto vivendo questa avventura al fianco di un uomo unico e incredibile che è testardo quanto e anche più di me e che ha un’intelligenza viva e un cuore grande quanto il mondo. Siamo diversi, entrambi agguerriti e su alcune cose sempre sotto a discutere, ma sono sicura che accanto a lui non vivrò mai una vita scontata e non mi farà mai perdere di vista l’orizzonte ultimo e buono verso cui camminiamo e a volte zoppichiamo assieme.
E adesso sotto con i preparativi e gli ultimi dettagli!
lunedì 19 agosto 2013
Rosmarino, please.
Un weekend a Rotterdam dove l'Italia la fa da padrona. Tutti gli amici di Giulia parlano italiano, sarà la moda del momento. Sarà che a Rotterdam è arrivato un napoletano e tutti quelli che gli girano intorno devono conoscere la città in cui se vai poi muori.
Ogni persona che incontro conosce almeno quattro parole di fila; c'è poi chi ha un quarto di sangue del bel paese e quindi è quasi come se fosse cittadino onorario.
Discorsi in inglese che finiscono con uno "sei stronzo" con la z moscia tipo calza. Rosmarino, timo, salvia: conoscono i nomi degli odori, hanno libri di cucina italiani e cucinano anche meglio di me; mi chiedono di portargli dell'olio la prossima volta che vado in Olanda. Una fila di buste di biscotti della Mulino Bianco per essere sempre pronti a colazione e l'Amaro Lucano per fine pasto.
Mi piace immaginare che quando pensano all'Italia la vedano come un piatto di pasta gigante.
In sottofondo Mina, Domenico Modugno e qualche canzone napoletana. Il tempo si è fermato agli anni '50. Scorre nei loro occhi l'immagine della bella vita e del sole, e io - che mentre li guardo penso che in Italia ci vivo - invece che essere felice quanto potrebbero esserlo loro, mi prende un senso di sconforto. È vero, in Olanda il tempo è brutto e il cibo fa schifo ma basta questo per amare un paese basato sulla dieta mediterranea?
È un amore platonico che coltivano giorno per giorno attraverso una parola nuova, un biscotto o un cucchiaino di olio nell'insalata invece che la maionese. Gli italiani li guardano orgogliosi e fieri del proprio paese che loro ormai vivono come luogo di vacanza.
Li lascio ballare la tarantella e li saluto con uno scroscio di pioggia che mi bagna da testa a piedi, scusate ma il sole e i carboidrati mi aspettano, mentre a voi lascio il lavoro e i parchi in cui far crescere i bambini.
lunedì 12 agosto 2013
A postcard from Cornwall
In Cornovaglia vedi il mare e la montagna che si incontrano. Mangi i cornish pastry senza R e bevi la birra del birrificio Saint Austell e fai surf se il mare te lo permette.
In Cornovaglia tutto è Cornish anche l'acqua, il gelato e il sidro. I negozi, gli hamburger e il pesce.
In Cornovaglia c'è saint Michael, il gemello di Mont Saint Michel, un isolotto in mezzo al mare che si raggiunge camminando sull'acqua.
A Newquay credono di essere in California ma i ragazzi sono meno abbronzati e muscolosi, le onde sono più piccole e si va in spiaggia alla sera perché c'è l'alta marea.
A Lizard c'è una vista mozzafiato, nel punto più a sud, e vicino a St Agnes c'è la lunga spiaggia di Chapel beach: kilometri di sabbia circondati da colline verdeggianti.
A Saint Ives c'è un ristorante in cui puoi mangiare pesce alla griglia senza salsine, Mevagissey sembra sia abitata dai pirati, mentre a Truro c'è una grande cattedrale e un canale mezzo asciutto.
A Porthcurno c'è la sede del telegrafo più antica del mondo, ma non la connessione a internet.
A Camelot, dove è nato re Artù, respiri l'aria frizzante della montagna e la vista si perde nell'oceano infinito. E in quel momento potresti credere anche a Dio.
In Cornovaglia puoi cenare davanti all'oceano e se hai freddo ti danno le coperte, mangi il miglior fish and chips e le ragazze hanno i capelli colorati di fuxia, di verde e di azzurro; portano gonne alte in vita e magliette sopra l'ombelico.
In Cornovaglia quando c'è il sole è tutto più bello, con il brutto tempo è solo Inghilterra.
In Cornovaglia ho lasciato il mio amore, ma sono sicura che tornerà.
mercoledì 24 luglio 2013
Tempo di qualità
Esci dal lavoro torni a casa, cucini, mangi, guardi la tv, dormi. Esci dal lavoro, vai in palestra, torni a casa, cucini, mangi, guardi la tv e dormi. Esci da lavoro, vai a inglese, torni a casa, mangi, guardi la tv...
Si dorme insieme, ci si sveglia insieme, si sta sul divano.
Ma a un certo punto nella tua testa entra una parola, anzi tre, che diventano come un tarlo.
Tempo di qualità.
Il concetto di “tempo di qualità” è un bellissimo concetto. È molto semplice: non è importante la quantità di tempo che si passa assieme, è importante che il tempo, in quanto dono, non sia sprecato.
Purtroppo l’unico modo in cui sono riuscita a introdurre l’argomento con il mio fidanzato è stata una mezza scenata isterica (efficace eh?) e lo stesso è stato per la mia amica con il suo fidanzato. Quando a una cena abbiamo trovato un terzo caso simile al nostro, siamo arrivate alla conclusione che, in genere, esistono molti modi di concepire il tempo di qualità.
Il tempo di qualità per lei (coccole a parte):
uscire a cena, parlare del futuro, parlare di progetti comuni, parlare dell’idea di ristrutturare il carroponte abbandonato dietro casa e creare un carroponte derganese, confrontarsi sulle letture del libretto del matrimonio, organizzare qualche viaggio, parlare del senso della vita.
Il tempo di qualità per lui (sesso a parte):
giocare a Real Race o Top Eleven per diventare il capo del mondo dei videogiochi, guardare la Tv e appassionarsi ad ogni nuova serie di DMAX, in mancanza di sky, guardare la tv al canale 10, addormentarsi sul divano o nel letto o su qualsiasi superficie morbida di casa, farsi una doccia lunga un'ora proprio dopo cena.
Alla fine arriva la mezzanotte, tu crolli dal sonno e ti rendi sempre più conto che il tempo di qualità ti sta sfuggendo dalle mani e allora decidi che per recuperarlo ti toccherà prendere il primo aereo low cost per una capitale europea e organizzare una vacanza con il tuo compagno di avventure. Almeno lì non ci sarà la tv e se anche c'è sai che non capirà nulla della lingua del paese che hai scelto.
giovedì 18 luglio 2013
Tu chi sei?
C'è una canzone che è stata scritta da un mio amico e che inizia parlando degli "occhi di un frate dallo sguardo pulito".
La canzone in realtà è stata scritta a più mani perché questo mio amico è andato in giro per circa un mese a chiedere alle persone di raccontargli la cosa più bella che avessero mai visto.
Quando è arrivato da me, gli ho risposto che la cosa più bella che avessi mai visto erano gli occhi di Fra Michele della Cascinazza.
Conosco Fra Michele da 17 anni e in tutto questo tempo ci siamo visti credo sei volte. Nonostante questo, anzi forse proprio per questo, lo considero uno dei miei più cari amici, oltre che la persona più eccezionale che io conosca.
Fra Michele si ricorda di tutto. È come se avesse registrato nella mente tutte le persone che incontra e tutto quello che gli dicono. Ricorda ogni dettaglio, domanda e risposta del nostro primo incontro e dei seguenti e ogni volta è lui che mi richiama tutto alla memoria, parola per parola.
Mi commuovo e piango sempre come una bambina quando sono da fra Michele perché è come se uno sguardo penetrasse fino in fondo, fino a colpire il cuore e tutti i suoi canali più reconditi.
Mi spiazza la libertà con cui ti parla del senso del tutto e della sua esperienza religiosa che vive fino in fondo, proponendotela con una facilità disarmante.
Se vi capita di passare dalle parti di Gudo Gambaredo, la domenica mattina alle 11, fermatevi alla messa dei frati della Cascinazza, che fanno pure una birra eccellente al pari di quelle dei monasteri belgi, e se incontrate Fra Michele guardatelo negli occhi e portategli i miei saluti.
venerdì 7 giugno 2013
Il figlio di Anchise
È nato alle 6 del pomeriggio del 6.6.2013 che se lo sommi fa di nuovo 6. Insomma è il figlio del diavolo. E con una zia così non poteva nascere diversamente.
Lo aspettavamo da mesi e suo padre da anni, chissà quante cose si è già immaginato: l'avrà già visto sposato con 2 figli, avrà immaginato la laurea, i primi passi, i primi concerti e quando lo scoprirà a fumarsi le canne con gli amici. Io invece immagino un bimbetto minuscolo, magari un po' bruttino come tutti i bimbi appena nati. Anche se quando lo vedrò diventerà il bambino più bello del mondo e nei mesi anche il più intelligente e più sveglio e più tutto e "non perché sono sua zia".
Terrazza Tartini oltre al blog delle liste è diventato anche il blog delle novità e delle ricorrenze: ormai ci sono nascite, fidanzamenti e matrimoni.
E come potevo non parlarvi di Enea? Il bambino che porterà sulle spalle suo padre e che sarà perseguitato da tutti gli insegnanti di lettere tanto che un giorno odierà Virgilio e la prof di italiano e anche un po' i suoi genitori per il nome che gli hanno dato, "che ne so non mi potevano chiamare Giovanni, Luca, Matteo così tutte le volte non c'era sta storia di Virgilio e del figlio che porta il vecchio?"
La nonna è impazzita, gli sta già comprando il guardaroba per i prossimi 18 anni, forse è un po' esagerata ma un giorno Enea sarà così contento di essere coccolato e viziato da lei, che quasi lo invidio già.
Ha due genitori new age che hanno tutte le loro idee strane sul parto e sullo sviluppo del bimbo: mi hanno spiegato che i 9 mesi dopo il parto fanno ancora parte della gestazione. Io non ho capito bene, ma non ti preoccupare piccolino ti verrò a salvare, hanno creato le zie e gli zii apposta; anche se, patti chiari, non ti farò mangiare le schifezze e non ti porterò al Mc Donald's!
Ah mi dispiace se non avrò nessun regalo da portarti in questi primi giorni di vita, ma non è colpa mia, ma sempre dei tuoi genitori stravaganti che non hanno ancora preparato la tua cameretta. Eh si sono un po' strani, un po' alternativi, ma non volergli male e fattene una ragione: nessuno di noi è nato con i genitori perfetti. Ci saranno fasi della vita in cui non li sopporterai, altre invece in cui penserai che tuo padre è un grande e altre ancora in cui tutti i loro comportamenti ti saranno più chiari e famigliari.
Per adesso goditi il momento, ci sarà un po' di casino e vedrai un sacco di facce sorridenti, tante persone adulte che ti faranno versi strani, avranno facce enormi e denti enormi. Chiameranno le cose con suoni incomprensibili: brum brum, miao e bau. Ci saranno colori nuovi e suoni nuovi che ti riempiranno la testa.
Ti regaleranno le cose più impensabili: oggetti volanti, rumorosi, morbidi e divertenti da buttare per terra. La mamma ti racconterà delle storie fantastiche, ti farà ascoltare la musica di bob marley e di Elvis.
All'inizio sarà una pacchia: dormirai, mangerai e ogni tuo desiderio sarà un ordine. Fanne buon uso e se hai problemi chiama la zia che ti salva sempre.
Benvenuto piccoletto, un giorno farai stragi di cuore, o forse hai già iniziato!
venerdì 24 maggio 2013
Caratteristiche per lavorare nella pubblica amministrazione
Credits: questo post è ispirato alle riflessioni di @AsiClaypool che ha pubblicato sul suo blog un bello schema sui valori per lavorare bene in squadra.
Qui a Terrazza Tartini vanno di moda le liste: to do list, lista dei viaggi da fare, lista dei mobili Ikea da comprare, lista degli invitati alle feste, lista dei consigli per qualsiasi cosa.
Da quasi 5 anni sono dipendente in una Pubblica Amministrazione, quella con le iniziali più che maiuscole, che a volte purtroppo sovrastano i diritti della persona e del cittadino. Quando parlo con la gente arriva il fatidico momento in cui ti domandano: “e tu che lavoro fai?” io esito qualche secondo, incerta nella scelta tra “lavoro nella comunicazione” e “lavoro nella pubblica amministrazione” (davvero l’imbarazzo della scelta nelle espressioni schifate dell’interlocutore!), ma poi forte della mia esperienza che mi ha portato a conoscere almeno 30 giovani bravi e motivati che hanno passato con me il concorso pubblico, e poi a scoprire anche grazie a Il tuo pubblico tante donne e uomini di buona volontà, racconto un po’ quello che faccio.
Questa è la lista delle caratteristiche necessarie per vivere e sopravvivere in una pubblica amministrazione –senza fare carriera.
Qui a Terrazza Tartini vanno di moda le liste: to do list, lista dei viaggi da fare, lista dei mobili Ikea da comprare, lista degli invitati alle feste, lista dei consigli per qualsiasi cosa.
Da quasi 5 anni sono dipendente in una Pubblica Amministrazione, quella con le iniziali più che maiuscole, che a volte purtroppo sovrastano i diritti della persona e del cittadino. Quando parlo con la gente arriva il fatidico momento in cui ti domandano: “e tu che lavoro fai?” io esito qualche secondo, incerta nella scelta tra “lavoro nella comunicazione” e “lavoro nella pubblica amministrazione” (davvero l’imbarazzo della scelta nelle espressioni schifate dell’interlocutore!), ma poi forte della mia esperienza che mi ha portato a conoscere almeno 30 giovani bravi e motivati che hanno passato con me il concorso pubblico, e poi a scoprire anche grazie a Il tuo pubblico tante donne e uomini di buona volontà, racconto un po’ quello che faccio.
Questa è la lista delle caratteristiche necessarie per vivere e sopravvivere in una pubblica amministrazione –senza fare carriera.
giovedì 23 maggio 2013
Uno dell'ottocentonovantasette
Sono figlio di Gaetano, detto Nino l'inventore, classe 1897.
Avrei tante cose curiose e belle da raccontare sulla sua vita. Prometto che racconterò tutto, a puntate.
L'idea di questi racconti è di Barbara, mia figlia, che si è incuriosita per quello che ha fatto suo nonno, che non ha mai conosciuto. L'episodio che l'ha incuriosita è quello del partigiano nascosto in cantina nell'officina di Nino l'inventore, però questo lo racconterò più avanti.
Il primo episodio che mi ricordo è dell'anno 1943, la storia della caldarina, che è una pentola contenitore per la minestra.
Nel 1943 c'era la guerra e pochissimo da mangiare.
Il fascio aveva costruito una mensa dove distribuivano il mangiare una volta al giorno per il popolo, ma c'era il problema dei contenitori. Loro davano il cibo e tu dovevi pensare a dove metterlo, il cibo lo davano con il mestolo a cucchiaiate e forchettate e tu dovevi pensare a come portarlo.
Il Nino non ci ha pensato né uno né due e ha inventato la caldarina.
La caldarina era il mio incubo perché tutti i giorni alle 11 del mattino mi sentivo dire: "Mario, l'è ura, ciapa la caldarina e va a toeu il mangià" alla mensa in piazza Maciachini. Tradotto: dovevo andare a prendere il mangiare con la caldarina.
Per concludere l'episodio di questa prima invenzione che mi ricordo, ché il Nino era conosciuto come inventore in tutta la zona: Conte Verde, piazza Dergano, Carlo Imbonati, Tartini, Brivio, Legnone, Magellano e altre che non ricordo, tante persone sono andate dal Nino per farsi fare la caldarina e altre cose, perché dovete capire che in quel tempo non c'era proprio niente.
Alla prossima con un altro episodio. Ciao.
mercoledì 15 maggio 2013
#ortosulterrazzo
Non ci credeva proprio nessuno. Il mio pollice nero era noto a tutti.
Ho fatto morire annegate piante grasse, disintegrato vasetti di basilico e salvia nel giro di una settimana, ho bruciato margherite al sole (inesistente) di Bruxelles…
Così, quando ho annunciato che avrei coltivato un orto sul terrazzo, tutti mi hanno guardata con un misto di scherno e pietà. L’unica dimostrazione di fiducia è arrivata da Pas, che mi ha regalato semi e attrezzatura, e da suo papà, che mi ha prestato la sua Bibbia “L’orto senza segreti”, prezioso cimelio che lo aiuta nel far fruttare il suo piccolo appezzamento che porta sempre tanta buona verdura e dei fichi fenomenali.
Sapevo che ce l’avrei fatta. La Stella di Natale era ancora viva e vegeta dopo oltre 5 mesi; il rosmarino era sopravvissuto al primo mese di convivenza e stavo seguendo tutti i consigli di Egidio: seminare a fine marzo, lasciare almeno 15 cm di distanza tra una pianta di zucchine e l’altra, coprire la terra con un sacchetto di plastica finché fa freddo, quando arriva il caldo trapiantare le piantine di fragole e coprire la terra con un telo di plastica per non far sporcare i frutti e per ridurre un po’ il numero di moscerini.
Devo ancora superare l’imbarazzo di parlare liberamente alle mie piante, come fa Pimpi, che se solo vedeste la meraviglia di orchidee che sono a casa sua e l’amore con cui le cura lo ingaggereste subito come giardiniere, o come ingegnere aerospaziale che poi è il suo vero mestiere.
Ho impiegato tutto il mio impegno e il mio amore e poi il primo giorno di primavera ho visto spuntare due filini verdi: gli spinaci novelli! E due settimane dopo sono spuntate anche le zucchine e oggi le prime fragole stanno prendendo colore.
Provare per credere: adesso, siete tutti invitati a Terrazza Tartini ad assaggiare le monoporzioni di frutta e verdura del mio orto sul terrazzo.
sabato 11 maggio 2013
La più grande invenzione dopo la ruota. Le due ruote.

Quando vi siete sentiti ‘grandi’ per la prima volta? Nella ridente pianura padana, come nella città da cui provengo io, è il giorno in cui vi levano le ruotine alla bicicletta e diventa un mezzo vero e proprio che permette di andare e venire, incontrare amici, muoversi come e quando si vuole, senza dover chiedere a nessuno, è il primo traguardo di autonomia, alla bici non serve nient’altro che la voglia di pedalare.
Così quando sono arrivata a Milano ho scoperto che effettivamente anche coi mezzi pubblici ero indipendente da passaggi e problemi di parcheggio, ma mi mancava la bicicletta, c’era qualcosa di diverso... e guardate che io non sono una ciclista professionista/fanatica, sono sì cresciuta coi Pantani Day e il mito del Giro d’Italia, ma non ho avuto mai una mountain bike o il cambio Shimano… sono però un’autentica ciclista urbana, sostenitrice della bicicletta come mezzo che rende liberi da orari e dal traffico, che ti fa trovare quei momenti in cui pedalando ti distacchi dalla metropoli e te ne stai un po’ coi tuoi pensieri… anzi, non vi è mai capitato di sentire la città tutta vostra, cuore a cuore, passando sulle vostre due ruote davanti ad un imponente monumento in piena notte?
Ok, di giorno è più dura, ci sono le rotaie dei tram, le preferenziali, i sensi unici e i semafori da rispettare (in provincia no :P), magari non riesco ad usarla sempre come prima, magari prendo a volte il BikeMi perché la bici è più robusta e mi fa sentire più sicura, ma il gioco vale la candela, pedalare e via, ritrovare una felicità da bambini.
Così domani sarò anche io ai nastri di partenza in piazza del Cannone a Milano per il Cyclopride, la prima edizione di una giornata dedicata a chi è un orgoglioso utilizzatore della bici in città – e vi invito ad esserci, l’iniziativa è anche a Napoli.
Per l’occasione è stato realizzato un ‘film’ collettivo a cui possono partecipare tutti: scaricando l'app D-still, entrate nella storia "A ruota libera", e raccontate il piacere della bici e poi upload. In pochi minuti i video faranno parte del video appello per convincere gli automobilisti di cosa si stanno perdendo.
Buona Bici a tutti!
Gaudance
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