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giovedì 23 maggio 2013

Uno dell'ottocentonovantasette



Mi chiamo Mario.
Sono figlio di Gaetano, detto Nino l'inventore, classe 1897.
Avrei tante cose curiose e belle da raccontare sulla sua vita. Prometto che racconterò tutto, a puntate. 
L'idea di questi racconti è di Barbara, mia figlia, che si è incuriosita per quello che ha fatto suo nonno, che non ha mai conosciuto. L'episodio che l'ha incuriosita è quello del partigiano nascosto in cantina nell'officina di Nino l'inventore, però questo lo racconterò più avanti.
Il primo episodio che mi ricordo è dell'anno 1943, la storia della caldarina, che è una pentola contenitore per la minestra.
Nel 1943 c'era la guerra e pochissimo da mangiare.
Il fascio aveva costruito una mensa dove distribuivano il mangiare una volta al giorno per il popolo, ma c'era il problema dei contenitori. Loro davano il cibo e tu dovevi pensare a dove metterlo, il cibo lo davano con il mestolo a cucchiaiate e forchettate e tu dovevi pensare a come portarlo.
Il Nino non ci ha pensato né uno né due e ha inventato la caldarina.
La caldarina era il mio incubo perché tutti i giorni alle 11 del mattino mi sentivo dire: "Mario, l'è ura, ciapa la caldarina e va a toeu il mangià" alla mensa in piazza Maciachini. Tradotto: dovevo andare a prendere il mangiare con la caldarina.
Per concludere l'episodio di questa prima invenzione che mi ricordo, ché il Nino era conosciuto come inventore in tutta la zona: Conte Verde, piazza Dergano, Carlo Imbonati, Tartini, Brivio, Legnone, Magellano e altre che non ricordo, tante persone sono andate dal Nino per farsi fare la caldarina e altre cose, perché dovete capire che in quel tempo non c'era proprio niente.
Alla prossima con un altro episodio. Ciao.

martedì 12 febbraio 2013

I nonni quando accarezzano


Dopo un mese e mezzo da che è nata, finalmente domenica mio papà ha deciso di prendere in braccio la nipote Emma, il silurino che nel frattempo è cresciuto di oltre 5 centimetri e 900 grammi.

In vero la cosa non è stata così spontanea, ma l'altro nonno aveva fatto questo passo il giorno prima e ora non si poteva essere da meno.

Mio papà ha fatto l'idraulico e ha le mani enormi. Quando io e mia sorella eravamo piccole faceva i muscoli come braccio di ferro e noi due ci appendevamo come fosse un albero. Quando andavo all'asilo dicevo a tutti i miei compagni "guarda che mio papà può sollevare anche un camion!", se avessi saputo farlo avrei messo anche la mano al lato della bocca e mi sarei data anche un tono un po' tamarro nel dirlo.

Emma è cresciuta ma è ancora piccolissima. Sta imparando a controllare il corpo, gli occhi, le mani. Quando ti avvicini a lei e le parli e la chiami si emoziona tutta, sgrana gli occhi, drizza la schiena, alza la testa e spalanca la bocca: vuole a tutti i costi risponderti ma non ha ancora capito come si fa a far uscire dalla bocca suoni così meravigliosi e così respira forte e rimane senza fiato. Bellina lei, ha fatto il giro dei pediatri perché tutti gli ormoni del parto le hanno scombinato un po' la sua pelle di pesca, ma in brevissimo è ritornata ad essere la Emma paciocca di prima.

Stretta tra il braccio e la manona del nonno, che tanto ne basta solo una, Emma è stata tranquilla, anche sei poi ha voluto far sapere a tutti che era ora di scaldare il bibe con il latte.

Noi abbiamo riso tutti, e io ho pensato che il cuore degli uomini e delle donne è fatto allo stesso modo, e anche gli occhi, visto che si sciolgono in lacrime tutti allo stesso modo di fronte a delle belle crosticine puzzolenti di dermatite seborroica.